Garlasco, la profezia choc sul pc di Chiara Poggi. L’indagine torna ancora una volta al centro dell’attenzione, e lo fa con un elemento che rischia di riaccendere interrogativi mai del tutto sopiti: il computer di Chiara Poggi. A quasi vent’anni dall’omicidio, la nuova perizia informatica depositata alla procura di Pavia potrebbe rappresentare uno snodo decisivo. O almeno, così sostiene chi da tempo segue il caso da vicino.
A rilanciare il tema è il giornalista Carmelo Abbate, che in televisione ha parlato apertamente di una “profezia” destinata a far discutere. Secondo la sua lettura, ciò che emergerà dagli accertamenti tecnici sul pc della vittima potrebbe avere un impatto significativo sulle ricostruzioni fin qui consolidate. Parole forti, che alimentano attesa e tensione attorno a una consulenza che potrebbe riaprire scenari rimasti finora ai margini.
Garlasco, la profezia choc sul pc di Chiara Poggi e i file nascosti
Al centro degli accertamenti ci sono tre video intimi salvati sul computer di Chiara Poggi nel settembre 2006. Filmati registrati insieme al fidanzato dell’epoca, Alberto Stasi, e rimasti per mesi archiviati nel sistema. Un dettaglio noto, ma che oggi torna sotto la lente degli investigatori con una nuova domanda: qualcuno, oltre ai diretti interessati, potrebbe averli visti?
La questione non è secondaria. Il computer era potenzialmente accessibile anche ad altri membri della famiglia e agli amici del fratello Marco. Tra questi figura anche Andrea Sempio, oggi indagato nella nuova fase dell’inchiesta. Capire se quei contenuti siano stati aperti da terzi potrebbe contribuire a delineare un possibile movente o, quantomeno, a chiarire dinamiche finora rimaste in ombra.
Il file “albert.zip” e la chiavetta scomparsa
Otto mesi dopo aver salvato i video, Chiara Poggi li aveva inseriti in una cartella compressa denominata “albert.zip”, proteggendola con password e rendendola invisibile. Una scelta che gli investigatori stanno rileggendo oggi con attenzione, nel tentativo di comprenderne il significato.
Non solo. A giugno 2007, poche settimane prima dell’omicidio, quei file sarebbero stati copiati anche su una chiavetta Usb. Un passaggio che apre ulteriori interrogativi, perché dopo il delitto quei video non risultano più presenti nel supporto. Che fine hanno fatto? E perché erano stati spostati?
Sono domande che alimentano la nuova indagine, mentre i tecnici cercano di ricostruire accessi, modifiche e cancellazioni. Ogni dettaglio può fare la differenza in un caso che da anni divide opinione pubblica e aule di tribunale.
Versioni opposte tra accusa e difesa
Sul punto, le posizioni restano distanti. I periti informatici incaricati dalla famiglia Poggi sostengono che quella cartella non sia mai stata aperta da altri. Una tesi che escluderebbe l’ipotesi di una diffusione dei contenuti.
Di diverso avviso è invece la difesa di Alberto Stasi. Il consulente Alessandro Borra ritiene possibile che il file sia stato visualizzato, aprendo così a uno scenario completamente differente. È proprio su questo terreno che si giocherà gran parte del confronto tecnico.
Nel frattempo, la procura di Pavia ha affidato una nuova consulenza a Paolo Dal Checco, con l’obiettivo di chiarire definitivamente questi aspetti. Il lavoro degli esperti è ora atteso come un passaggio chiave.
La “profezia” di Abbate e le possibili conseguenze
È in questo contesto che si inseriscono le parole di Carmelo Abbate. Il giornalista ha parlato senza mezzi termini di una svolta possibile, sottolineando come il computer di Chiara Poggi possa “fare grandi danni”. Un’espressione che richiama scenari dirompenti, soprattutto per chi, negli anni, ha sostenuto determinate ricostruzioni.
Secondo Abbate, dai nuovi accertamenti potrebbero emergere “verità pesanti”, capaci di mettere in discussione versioni ritenute finora solide. Non è una previsione tecnica, ma una valutazione giornalistica che contribuisce però ad aumentare l’attenzione attorno alla perizia.
Resta il fatto che, ancora una volta, il delitto di Garlasco si trova davanti a un possibile punto di svolta. Il computer di Chiara Poggi, rimasto per anni uno degli elementi più discussi del caso, torna così al centro dell’indagine. E con lui tornano anche le domande. Quelle che non hanno mai trovato una risposta definitiva.







