C’è un momento preciso in cui il gossip smette di essere pettegolezzo e diventa un’arma. È il momento in cui chi parla non vuole più solo “raccontare”, ma colpire. E Fabrizio Corona, che con le armi della comunicazione ha sempre avuto un rapporto viscerale, questo passaggio lo conosce benissimo. Non a caso, nel pieno dello scandalo Signorini – che noi avevamo raccontato quando ancora sembrava una tempesta in un bicchiere d’acqua – lo stesso Corona ha deciso di alzare il tiro e dire a voce alta ciò che fino a ieri era solo sottinteso: Alfonso Signorini non è il vero bersaglio. È solo il grimaldello.
A dirlo non è un retroscenista qualsiasi, ma lo stesso Corona, ospite di Lo stato delle cose condotto da Massimo Giletti. È lì che l’ex paparazzo invita tutti ad “andare oltre la lettura banale” e mette le carte sul tavolo. «Di Signorini non me ne frega un c**zo», dice senza giri di parole. «Ho attaccato l’elemento più importante del sistema della comunicazione, l’uomo più importante di Mediaset». Una frase che, tradotta, significa una cosa sola: Signorini è solo il volto. Il sistema è altrove.
Ed è a quel punto che entra in scena il vero nome pesante: Marina Berlusconi. Alla domanda se attaccare Mediaset significhi colpire politicamente la famiglia Berlusconi, Corona risponde “certo” senza esitazioni. E aggiunge l’elemento più esplosivo: «Io ho dato la notizia che Marina Berlusconi, non Pier Silvio, vuole scendere in politica». Una frase che, detta così, ha il sapore della rivelazione, ma anche quello della provocazione calcolata. Perché nel momento in cui chiami in causa Marina Berlusconi, non stai più facendo gossip: stai entrando in un territorio dove il potere vero non ama essere raccontato.
Corona, come sempre, gioca su più tavoli. Da un lato nega qualsiasi regia occulta, dall’altro costruisce una narrazione in cui si dipinge come l’uomo solo contro il sistema. «Se racconti la verità sei dalla parte del giusto, ma so che è rischioso», dice. «Ho una grandissima paura che questa cosa mi si rivolti contro». È il solito schema: l’autonarrazione dell’eroe maledetto, del martire dell’informazione, dell’uomo che “sa troppo”. Una sceneggiatura che Corona recita da anni con sorprendente coerenza, ma che ogni volta lascia dietro di sé una scia di macerie, accuse e mezze verità.
Nel mirino, ufficialmente, c’è Alfonso Signorini. Corona racconta di non essere mai stato suo amico, ma solo un partner professionale. Una relazione di convenienza, dice, nata quando lui era “l’agenzia fotografica più importante d’Italia” e Chi aveva bisogno dei suoi materiali per riempire copertine e vendere copie. «Dal 2006 a oggi avrò fatto 50 copertine di Chi», rivendica. E qui, più che una denuncia, sembra un regolamento di conti. Perché il sottotesto è chiaro: finché servivo, andavo bene. Quando ho smesso di servire, sono stato messo da parte.
La frase più rivelatrice, però, arriva alla fine, ed è quella che chiarisce davvero il disegno. «Sono entrato in quel sistema che ha distrutto mio padre con un fine unico: entrare nel sistema per poi distruggerlo». Non è una dichiarazione giornalistica. È una dichiarazione di guerra. E come tutte le guerre personali, rischia di travolgere chiunque si trovi nel raggio d’azione, colpevoli o innocenti che siano.
Il punto è proprio questo: Corona non sta più raccontando fatti, ma costruendo un racconto in cui lui è il protagonista assoluto. Signorini diventa il simbolo di un potere editoriale ipocrita, Mediaset il cuore di un sistema opaco, Marina Berlusconi la figura totemica su cui proiettare il sospetto massimo. Ma in questo gioco al massacro, la verità rischia di essere l’ultima delle priorità. Perché quando tutto diventa “sistema”, niente è più verificabile fino in fondo. E il confine tra denuncia e vendetta personale si fa sottilissimo.
C’è poi un dettaglio che non va mai perso di vista. Corona promette altro materiale, altre denunce, nuovi nomi pronti a parlare. È la tecnica dell’attesa, della minaccia permanente. Tenere il pubblico agganciato, tenere il sistema sotto pressione, tenere tutti sulla difensiva. Ma il giornalismo, quello vero, non vive di countdown emotivi né di allusioni continue. Vive di fatti, riscontri, responsabilità.
Ed è qui che il racconto di Corona mostra la sua natura più problematica. Perché mentre accusa Mediaset di essere un sistema di potere, utilizza esattamente le stesse logiche: personalizzazione estrema, polarizzazione, spettacolarizzazione del conflitto. Cambia il ruolo, non il metodo. E chi conosce davvero i meccanismi della comunicazione sa che questo non è smontare un sistema, ma replicarlo in forma alternativa.
Lo scandalo Signorini, arrivato guarda caso in uno snodo cruciale della vicenda Berlusconi, resta quindi sospeso tra rivelazione e strategia. E la domanda posta da Giletti resta aperta, più che mai: il vero obiettivo di Fabrizio Corona è Alfonso Signorini o Marina Berlusconi? Forse la risposta più onesta è un’altra, e fa più paura: il vero obiettivo è restare al centro della scena, a qualunque costo. Anche quello di trasformare il gossip in una guerra personale contro il potere, usando il potere stesso come bersaglio e come carburante.






