Vestito con un giubbotto nero e una camicia bianca, il 24enne Mark Samson è apparso quasi distaccato davanti alla terza Corte d’Assise di Roma. Nell’aula bunker di Rebibbia, il giovane accusato del femminicidio dell’ex fidanzata Ilaria Sula ha ricostruito l’orrore con un tono pacato che ha lasciato i presenti senza parole. Prima di iniziare, un colpo di scena: la parziale ritrattazione per difendere la madre, già condannata per l’occultamento del cadavere. “Ho mentito per proteggerla”, ha ammesso l’imputato.
Durante la deposizione, Samson ha descritto il rapporto malato e il controllo costante che esercitava sulla vittima. Ha ammesso di aver monitorato ogni movimento digitale della ragazza, giustificando la sua gelosia con una visione distorta del rapporto: “Lei non sapeva che avevo le password dei suoi profili, le avevo prese senza che se ne accorgesse”. Davanti ai giudici ha poi aggiunto il suo giudizio sulle frequentazioni della vittima: “se devi capire se ami qualcuno, non ti metti su un sito di incontri”. Il giovane, residente al Quartiere Africano, ha però esitato quando il pm gli ha fatto notare che anche lui frequentava un’altra persona.
La frase choc
Un punto cruciale del processo riguarda le intenzioni del giovane prima del delitto. Una dashcam ha catturato parole che oggi suonano come una condanna. Parlando con un amico il giorno prima dell’omicidio, Samson aveva dichiarato: “Finirò in prigione, non mi importa. Ilaria è solo mia”. Interrogato su questa minaccia, l’imputato ha provato a ridimensionare l’accaduto dicendo: “Avevo bevuto, ero agitato”.
Il buio durante l’orrore
Samson ha provato a descrivere il momento dell’aggressione, iniziato paradossalmente con un gesto di normalità: “Ho preparato la colazione, ho apparecchiato con cura. Ma poi la situazione è degenerata”. Il ragazzo ha fornito diverse versioni su un telefono: prima ha detto “Aveva il mio telefono”, poi ha cambiato versione affermando “Mi fa vedere lo schermo. Ho visto cose che non avevo mai visto”. Da quel momento, il racconto si fa confuso e violento: “Le tolgo il telefono dalle mani e lei mi dice: ‘Adesso cosa vuoi fare?’”. Samson descrive così il momento del delitto: “Non so cosa sia successo. È come se mi fosse sceso un velo sugli occhi. Sentivo dentro solo emozioni negative” e ancora “Non so spiegare perché. Non ricordo nemmeno quante volte l’ho colpita”.
I genitori di Ilaria Sula: “Vogliamo l’ergastolo”
In aula, i genitori di Ilaria hanno assistito alla deposizione con il volto della figlia impresso sulle magliette. Il padre, Flamir Sula, ha espresso tutti i dubbi della famiglia: “Noi ci aspettiamo che sia fatta giustizia per nostra figlia, ci sono ancora dei dettagli che non si capiscono. L’orario, ad esempio, non convince, ogni volta cambia versione. Non credo stia coprendo qualcuno ma vogliamo chiarezza”. Ricordando la figlia, ha aggiunto: “Mia figlia era il nostro sole” spiegando che “ogni mattina che mia moglie si alzava, vedeva il sole e diceva: questa è mia figlia. Ilaria aveva tanti sogni come ogni ragazza della sua età”.
La famiglia ha ammesso di aver sempre temuto per quella relazione: “Però sappiamo che era una storia importante, era il primo amore. Noi neanche volevamo che stesse con questo ragazzo, troppe differenze culturali, avevamo paura”. Durante l’udienza, la madre ha accusato un malore: “Sono giorni difficili sentire quelle cose, ricordare gli ultimi istanti della vita di mia figlia è doloroso” e ancora “Non so nemmeno chi ci dia ancora la forza per andare avanti, solo Ilaria può darmi questa forza”. La richiesta finale del padre di Ilaria Sula è netta: “Io, come ho già detto, non chiedo vendetta ma solo giustizia e la giustizia significa ergastolo”.







