Il caso della cosiddetta “Famiglia nel bosco” torna al centro dell’attenzione giudiziaria. Gli avvocati dei genitori hanno presentato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila la richiesta di revoca del provvedimento che sospende la responsabilità genitoriale. La mossa segna un nuovo passaggio in una vicenda che continua a dividere e a sollevare interrogativi pesanti sul destino dei bambini coinvolti.
L’istanza si basa su una relazione tecnica firmata dal neuropsichiatra e psicologo Tonino Cantelmi. Il documento accompagna la richiesta dei legali e punta a dimostrare che la separazione dalla famiglia avrebbe già prodotto conseguenze gravi sul piano psicologico.
La relazione di Cantelmi e i segnali di trauma
Secondo quanto riferito dall’Ansa, Cantelmi ha analizzato una vasta mole di materiale. Si parla di oltre cento file tra foto e video relativi ai bambini. A questi si aggiungono otto file di immagini digitali, due video e due disegni realizzati dai minori. Per lo specialista, il quadro che emerge è chiaro e allarmante.
“Tutta questa documentazione è scioccante: i bambini soffrono e stanno male”, ha spiegato. Nella relazione, lo psicologo parla di “manifestazioni cliniche evidenti” che sarebbero riconducibili agli effetti del trauma da sradicamento. In altre parole, la separazione dal nucleo familiare avrebbe già lasciato segni profondi sul loro equilibrio emotivo.
Il nodo della separazione e le conseguenze sui minori
Il punto centrale della richiesta dei legali riguarda proprio questo aspetto. Secondo la tesi difensiva, la sospensione della responsabilità genitoriale non starebbe proteggendo i bambini, ma li starebbe esponendo a un danno ulteriore. La relazione di Cantelmi viene presentata come una prova tecnica a sostegno di questa posizione.
Il tema, quindi, non è solo giuridico. Diventa anche sanitario e psicologico. La domanda che ora pesa sul tavolo del Tribunale è se l’attuale soluzione stia davvero tutelando i minori o se, al contrario, stia aggravando il loro stato di sofferenza.
La risposta della struttura che ospita i bambini
Alla richiesta dei legali si è aggiunta anche la replica della struttura che ospita i bambini. In un comunicato, la direzione ha smentito le accuse secondo cui alla madre, Catherine, sarebbe stato impedito di vedere i figli. Secondo la struttura, la donna non avrebbe mai trovato porte chiuse e avrebbe potuto stare con i bambini, dormendo con loro o portandoli nel suo appartamento al secondo piano.
Questa versione contrasta con il clima di forte tensione che emerge dalle parole dei difensori e dalla relazione dello specialista. Anche su questo punto, sarà il Tribunale a dover fare chiarezza.
Una decisione che pesa sul futuro dei bambini
Ora la palla passa ai giudici dell’Aquila. La richiesta di revoca della sospensione della responsabilità genitoriale apre una fase delicata del procedimento. In gioco non c’è solo una valutazione giuridica, ma il futuro emotivo e psicologico dei minori.







