I carabinieri del Nas sono tornati anche stamane al Monaldi. Dopo i sequestri di ieri, i militari hanno acquisito altra documentazione clinica nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli e già sfociata nella notifica di sei avvisi di garanzia. L’ipotesi di reato contestata, al momento, è quella di omicidio colposo. Ma il fascicolo, per come si sta muovendo, potrebbe non restare circoscritto: il numero degli indagati, infatti, potrebbe aumentare nei prossimi giorni.
L’attività dei Nas si inserisce in una fase in cui la procura sta ricostruendo passaggio per passaggio quanto accaduto durante il trasporto del cuore e nella procedura di trapianto. E proprio su questo punto arriva un elemento nuovo, reso pubblico dall’avvocato della famiglia di Domenico, Francesco Petruzzi, che parla di una lacuna nella documentazione sanitaria ricevuta dall’ospedale.
«Dalla cartellina clinica di Domenico che ci ha inviato il Monaldi manca il diario di perfusione – rivela – ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato. Domani mattina torno in Procura per segnalare l’anomalia e chiedere a loro che acquisiscano questo documento, se già non l’hanno fatto». Parole che aggiungono un punto di frizione pesante, perché quel tracciato è indicato come un passaggio in grado di fissare con precisione un momento chiave della procedura.
Il legale segnala anche un secondo aspetto che, a suo dire, complica la lettura della sequenza clinica. «Le varie fasi sono descritte cronologicamente ma manca il minutaggio preciso – evidenzia – che sarebbe necessario per comprendere il succedersi degli eventi». Petruzzi riferisce che domani affronterà anche questo con il procuratore aggiunto Ricci, che coordina l’inchiesta.
Sul tavolo, inoltre, c’è un altro snodo: l’autopsia. Non è ancora stata fissata e, in vista dell’esame, il legale depositerà la nomina dell’anatomopatologo di parte. Un passaggio che rientra nel lavoro di preparazione a una fase delicatissima, destinata a pesare nell’accertamento tecnico e nel confronto tra le ricostruzioni.
Nella giornata di ieri, intanto, la polizia ha sequestrato i cellulari ai medici indagati, con l’obiettivo di verificare le comunicazioni intercorse durante il trasporto del cuore e durante il trapianto. È una direttrice investigativa precisa: capire chi ha parlato con chi, quando, e soprattutto in quale contesto operativo siano maturate decisioni e scelte nel corso delle ore decisive.
L’inchiesta, inoltre, potrebbe allargarsi anche ai sanitari di Bolzano coinvolti nel trasporto, dopo che la Procura altoatesina ha trasferito la documentazione a quella di Napoli. Anche questo è un segnale: la ricostruzione non riguarda solo ciò che sarebbe avvenuto in sala o nelle fasi finali, ma l’intera catena, dal punto di partenza fino all’impianto. L’attività di recupero degli atti, infatti, prosegue proprio in vista dell’esame autoptico che si terrà nei prossimi giorni.
Tra i punti focali delle indagini c’è la disponibilità dei box tecnologici in dotazione al Monaldi, nello specifico quelli dotati di termostato. Un dettaglio tecnico che diventa centrale perché chiama in causa le modalità di conservazione e gestione dell’organo. E, insieme a questo, resta sullo sfondo un altro tema già emerso: l’uso del ghiaccio secco durante il trasporto dell’organo, utilizzato al posto del classico ghiaccio subito dopo l’espianto all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Due aspetti che, messi uno accanto all’altro, raccontano quale sia la direzione degli accertamenti: non un singolo gesto isolato, ma l’insieme delle procedure, degli strumenti e dei tempi.
È in questo quadro che occorre vedere la nuova visita dei Nas al Monaldi: non un ritorno formale, ma la prosecuzione di un lavoro di raccolta e verifica che punta a blindare la documentazione e a colmare eventuali vuoti. Per la famiglia, l’assenza del diario di perfusione e la mancanza del minutaggio preciso nella scansione degli orari sono anomalie da portare subito all’attenzione della procura. Per gli investigatori, ogni documento acquisito oggi può diventare il tassello che domani farà la differenza tra una ricostruzione ipotetica e una cronologia certa.
E mentre l’inchiesta prosegue, con l’attenzione che può estendersi anche oltre Napoli, resta aperta la domanda più pesante: se nella catena di passaggi, scelte e tempi ci sia stato un errore, dove si sia prodotto e chi, eventualmente, lo abbia pagato.







