Michele Albanese, un mese senza il giornalista della verità: il ricordo di un uomo libero

Michele Albanese @lacapitalenews.it

Un mese fa si spegneva a 55 anni Michele Albanese, un giornalista impegnato a dare senso alla sua professione. Era convinto che la informazione avesse un ruolo decisivo per affrontare temi e situazioni che nel tempo hanno ostacolato il progresso della sua Calabria. La corretta informazione era per Michele una missione, un dovere civico per recuperare quella cultura umanistica della regione, ora sommersa da spessi strati di indolenza, di rese colpevoli difronte fenomeni gravi di violazione di ogni regola di convivenza civile.

La lotta contro l’occupazione criminale e il rifiuto della rassegnazione

Per Michele era lo stravolgimento della storia, in cui l’umanità, la solidarietà dei calabresi veniva sequestrata e annullata da parte di pochi. La Sua lotta alla criminalità organizzata nasceva dal rifiuto che patrimoni di umanità fossero prosciugati da violenze e sopraffazioni. Era la sua una ribellione contro una occupazione criminale di una terra limpida. Una rabbia incontenibile per comportamenti rassegnati, senza coraggio di fronte la prepotenza. Non accettava che alcune istituzioni fossero deboli nel contrastare atti criminosi.

La battaglia per la dignità della Calabria

Non accettava silenzi, compromessi immorali, debolezze di chi poteva contrastare e non lo face. Non accettava che interi territori fossero occupati dalla criminalità; nuove forme di un feudalesimo dove la legalità era sospesa. L’impegno giornalistico di Michele Albanese fu la lotta a restituire dignità alla sua regione sfregiata e umiliata. Avvertiva il contrasto tra la bellezza della natura e fenomeni di violenza da parte di pochi, tra tante piccole grandi storie di umanità e l’oltraggio miserando di bande. Michele Albanese lottava e indicava un percorso. Sollecitava azioni di deterrenza alla Ndrangheta. Era divenuto la coscienza critica difronte il debole agire e i contrasti solo di facciata.

L’informazione come serbatoio di civiltà

Il Quotidiano della Calabria lo ha ricordato con ampi servizi adeguati e interessanti. L’informazione è un serbatoio di civiltà se è libera, se non si fa condizionare, se rifiuta, su interessate sollecitazioni, di occultare fatti che vanno narrati . Michele Albanese era un Uomo libero. La libertà era non solo il Suo approdo ma l’ orizzonte per la rigenerazione morale della Sua terra. La Commissione Parlamentare antimafia, ero Vice Presidente, convocò per vicende della criminalità in Calabria ,alcuni giornalisti per raccogliere elementi informativi.

L’impegno in Commissione Antimafia

Michele Albanese fece la sua parte senza enfasi con serietà, con ragionamenti serrati . Fece un ottima impressione. Un esempio di sensibilità civile, una fede per la giustizia e solidarietà verso i deboli. La lezione di Michele Albanese, giornalista antimafia, sotto scorta per oltre dieci anni, non finisce con la sua morte se si ritrovano le ragioni di far rivivere la storia di una bella terra per molto tempo disperse.

di Mario Tassone