Moretti si dice vittima dopo la strage di Crans-Montana: scaricabarile sul Comune, sui dipendenti e persino su un cliente

Crans Montana

«Non ho colpe, non sono mie le responsabilità. Sulla sicurezza ho fatto tutto quello che dovevo fare». È questa la linea difensiva ribadita da Jacques Moretti, proprietario del bar-discoteca andato in fiamme la notte di Capodanno a Crans-Montana, dove l’incendio ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di oltre cento clienti.

Per quasi dieci ore, Moretti ha risposto alle domande di magistrati e avvocati. Alla fine, stremato, ha chiesto di interrompere l’interrogatorio: «In carcere non mangio e non dormo, sono stanchissimo. Non me la sento di proseguire domattina». Ma il punto che ha fatto più discutere è un altro: la sua affermazione di essere, in qualche modo, anche lui una vittima.

«Anche noi siamo vittime di quello che è successo», ha dichiarato, precisando di non paragonare la propria sofferenza a quella dei morti e dei feriti. Parole che hanno provocato irritazione e rabbia tra i familiari delle vittime e i loro legali. «Hanno tutti colpe tranne lui», sintetizza l’avvocato Romain Jordan, che rappresenta le famiglie di una ventina di persone decedute.

Nel merito delle responsabilità, Moretti adotta una strategia di scarico sistematico delle colpe. Sul fronte della sicurezza sostiene che non avrebbe potuto immaginare i rischi: «Tutti i controlli erano andati bene», afferma, riferendosi alle tre ispezioni comunali effettuate fino al 2019, concluse con prescrizioni minime. Secondo la sua ricostruzione, se c’erano carenze, avrebbero dovuto essere segnalate e imposte dalle autorità.

Sulle famigerate bottiglie di champagne con le candele scintillanti – ritenute l’innesco dell’incendio – punta il dito contro il personale. «Era una cosa che faceva lo staff, non una mia iniziativa», dice, aggiungendo di non averla mai autorizzata formalmente ma nemmeno vietata. Una versione in linea con quanto dichiarato in precedenza dalla moglie Jessica, anch’essa coinvolta nell’inchiesta.

Gli inquirenti ritengono sempre più plausibile che le scintille delle fontanelle luminose abbiano innescato la combustione dei pannelli fonoassorbenti installati sul soffitto, realizzati in schiuma potenzialmente altamente infiammabile. Anche qui, Moretti chiama in causa terzi: «Ho comprato quel materiale, ma nessuno mi aveva detto che fosse infiammabile», sostiene, spiegando di aver specificato che sarebbe stato utilizzato in un locale aperto al pubblico.

Nel suo racconto finiscono sotto accusa anche il fornitore dei pannelli e gli organi di controllo, che non avrebbero mai sollevato rilievi su quei materiali. Persino un cliente entra nella catena delle responsabilità: la sedia che avrebbe ostruito una delle uscite di sicurezza, sostiene Moretti, sarebbe stata posizionata il giorno prima da un avventore. E la porta del piano terra trovata chiusa? «Era chiusa, sì, ma non so perché. E comunque era una porta di servizio, non un’uscita di sicurezza».

Una difesa che, agli occhi dei legali delle parti civili, non scagiona l’imputato ma anzi contribuisce a delineare un quadro di gestione superficiale e priva di adeguate misure preventive. «L’udienza di ieri ha aggiunto tasselli alle sue responsabilità», osservano fonti vicine alle famiglie delle vittime.

Moretti spera ora nella scarcerazione su cauzione, fissata a 200 mila franchi svizzeri. Secondo alcune indiscrezioni, la somma sarebbe già stata depositata e una decisione del tribunale potrebbe arrivare nelle prossime ore.

Parallelamente, emerge un ulteriore elemento che alimenta interrogativi: la situazione patrimoniale dei coniugi Moretti. Dalle carte risulta che il 31 dicembre sul loro conto Ubs fossero presenti appena 493 franchi svizzeri, poco più di 550 euro. Un dato che contrasta con il valore delle proprietà immobiliari e con le due ipoteche gravanti sulla loro abitazione, per un totale superiore a 1,3 milioni di franchi.

Ricchi ma senza liquidità, almeno in apparenza. Un dettaglio che apre nuovi scenari investigativi, mentre il dolore delle famiglie delle vittime resta sullo sfondo di una difesa giudicata da molti come un indecente scaricabarile.