Noelia Castillo Ramos, eutanasia a 25 anni: l’ultimo atto dopo la battaglia legale

Noelia Castillo Ramos – @lacapitalenews.it

Noelia Castillo Ramos ha smesso di soffrire. La 25enne di Barcellona, alle 18 di ieri – 26 marzo ha ottenuto il diritto di morire dopo un’odissea burocratica e giudiziaria durata venti mesi. Il suo caso ha spaccato l’opinione pubblica spagnola, trasformandosi in uno scontro senza precedenti tra la volontà di una giovane donna distrutta dal trauma e l’opposizione disperata di un padre appoggiato dalle associazioni ultraconservatrici.

La guerra del padre

Fino all’ultimo secondo, il padre di Noelia ha tentato l’impossibile per bloccare la procedura. Assistito dall’associazione Abogados Cristianos, l’uomo aveva chiesto misure cautelari urgenti per imporre alla figlia un trattamento psichiatrico coatto, nel tentativo di invalidare il suo consenso.

Tuttavia, il muro legale eretto contro Noelia è crollato pezzo dopo pezzo: prima il rifiuto della Corte Costituzionale spagnola, poi, il 24 marzo, il verdetto definitivo del Tribunale Europeo per i Diritti Umani. Infine, poche ore fa, l’ultimo rigetto del tribunale di Barcellona ha confermato l’appuntamento con la morte assistita, mettendo fine a una battaglia che ha visto la ragazza accusata persino di “mentire sulla propria sofferenza”.

Il trauma dello stupro e il tentato suicidio

Dietro la scelta di Noelia c’è un dolore che le parole faticano a contenere. Tutto ha inizio nel 2022, un anno maledetto in cui la giovane subisce due violenze sessuali: prima dall’ex compagno, poi uno stupro di gruppo da parte di tre ragazzi in una discoteca.

Schiacciata dal trauma, Noelia tenta il suicidio gettandosi dal quinto piano. Sopravvive, ma il prezzo è altissimo: una lesione irreversibile al midollo spinale la rende paraplegica. Da quel giorno, la sua vita è diventata un inferno di dolori neuropatici lancinanti e una dipendenza totale dagli altri. “Non ho voglia di fare niente, nemmeno di mangiare. Soffro ogni giorno”, aveva confessato in una straziante intervista ad Antena 3, rivendicando il diritto di non dover più sopportare un corpo diventato una prigione.

La legge spagnola ieri ha dato il via libera

La magistratura ha stabilito che il quadro clinico di Noelia rientra perfettamente nei parametri della legge spagnola sull’eutanasia. La norma consente l’accesso alla morte assistita in presenza di una “sofferenza grave, cronica e impossibilitante”.

Nonostante i disturbi della personalità di cui soffriva Noelia, i medici e i giudici hanno confermato la sua capacità di intendere e volere al momento della richiesta. Per la giovane, la battaglia legale del padre è stata un’ulteriore ferita: sentirsi dare della “bugiarda” sul proprio dolore fisico e psicologico ha reso i suoi ultimi mesi ancora più amari.

Sola nell’ultimo istante

La storia di Noelia è anche quella di una profonda solitudine familiare. Affidata a una struttura sociosanitaria già a 13 anni dopo la separazione dei genitori, la ragazza ha dichiarato di non essersi mai sentita compresa dai propri cari.

Un distacco che è diventato definitivo proprio nel momento finale: Noelia ha chiesto espressamente che i genitori non fossero presenti nella stanza durante la procedura. Una scelta drastica che racconta, meglio di qualunque sentenza, il baratro di incomprensione che ha segnato la sua breve e tormentata esistenza.