“Secchiamo questi vecchi”: le frasi agghiaccianti di Luca Spada, il presunto serial killer delle ambulanze. Ci sono indagini che si reggono su prove tecniche, su perizie, su ricostruzioni. E poi ci sono indagini che parlano da sole. In questo caso, a parlare sono le intercettazioni. E il quadro che emerge è uno di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni.
“Secchiamo questi vecchi”: il linguaggio che gela
Le parole sono nette, ripetute, mai casuali. «Mercoledì 26 facciamo la lunga insieme così secchiamo qualcuno». Non è uno sfogo, non è una battuta isolata. È un modo di parlare che ritorna, che si consolida nel tempo, che diventa quasi un’abitudine. «Dio bono ma perché dovete salvare tutti? Ogni tanto qualcuno deve morire». Frasi che segnano un distacco totale, una disumanizzazione sistematica delle vittime. Non persone, ma “vecchi”. Non pazienti, ma numeri.
E ancora: «È vecchia, obesa e con tante patologie. Giustamente deve morire». Non c’è esitazione, non c’è dubbio. Solo un giudizio secco, definitivo, che nelle intercettazioni compare più volte, sempre con lo stesso tono.
Il cinismo quotidiano: tra colleghi e compagna
Il punto più inquietante è la normalità con cui tutto questo viene detto. Le conversazioni con i colleghi sono piene di allusioni, battute, riferimenti continui alla morte come se fosse parte del lavoro quotidiano. «Chiamami codice 4», si vantava. Oppure: «Lì bisogna che faccio da sponsor… per dei viaggi sereni». Un linguaggio quasi ironico, distorto, che trasforma la morte in qualcosa da gestire, organizzare, quasi promuovere.
Con la compagna il livello non cambia. «Stai facendo secco un altro vecchio?», gli chiede. «Hai fatto due morti? Bravo». E lui risponde, corregge, precisa. Non si scandalizza. Non si ferma. La conversazione scorre come se fosse normale amministrazione. In un altro passaggio scrive: «Sono a lavorare, ho appena fatto un morto». Dall’altra parte arriva la risposta: «Hai dato il biglietto?». Il riferimento è diretto, quasi automatico, all’agenzia funebre con cui collaborava.
Il legame con le pompe funebri e il “sistema”
Le intercettazioni non raccontano solo un linguaggio. Raccontano anche un contesto. Un sistema in cui i morti diventano numeri, i trasporti occasioni, i contatti una rete da alimentare. «Se sei bravo fai dieci funerali a settimana… circa 7000 euro al mese». Il dato economico entra nelle conversazioni con naturalezza, senza filtri.
E ancora: «A Meldola devono morire anche quelli di Forlì». Una frase che, letta dentro questo quadro, cambia completamente peso. Non è solo una provocazione. È un’indicazione, un’idea, forse un meccanismo.
Frasi, risate e nessun limite
Quello che colpisce, più di tutto, è l’assenza di freni. Nelle intercettazioni ci sono risate, commenti, giudizi sprezzanti. «Questa è troppo anziana, può morire». Sempre lo stesso schema, sempre la stessa logica. Non c’è mai un momento di rottura, mai un segnale di dubbio.
Ed è proprio questo a rendere quelle conversazioni centrali nell’inchiesta. Non sono solo indizi. Sono un racconto diretto. Un flusso continuo di parole che costruisce, pezzo dopo pezzo, un profilo preciso.
Qui non è la cronaca dell’arresto a fare la differenza. È il linguaggio. Perché in quelle frasi non c’è solo quello che viene detto. C’è il modo in cui viene detto. E soprattutto c’è quello che, ormai, non faceva più nemmeno effetto a chi lo diceva.







