Codegoni trasloca vicino a Basciano e scoppia il caos: “Non sapeva che vivesse lì”. Il giudice revoca il braccialetto elettronico e cambia tutto

Sophie Codegoni – Ipa, @lacapitalenews.it

Una storia che sembra non finire mai. E che, puntualmente, aggiunge un nuovo capitolo destinato a far discutere. Al centro ci sono ancora loro, Sophie Codegoni e Alessandro Basciano, e questa volta il nodo è un trasloco che ha avuto conseguenze ben più pesanti di quanto si potesse immaginare.

La decisione del Gup di revocare il braccialetto elettronico al DJ ha infatti acceso un vero e proprio cortocircuito tra le parti. Nel provvedimento, come emerso, il giudice ha interpretato la scelta dell’influencer di trasferirsi in un’abitazione vicina a quella dell’ex come un segnale preciso: un’“attenuazione dello stato d’ansia”. Tradotto, un comportamento non compatibile con una situazione di paura tale da giustificare una misura restrittiva.

Il trasloco che cambia tutto

È qui che la vicenda si complica. Perché attorno a quella scelta si scontrano due versioni completamente opposte. Da ambienti vicini a Sophie Codegoni filtra una ricostruzione chiara: l’influencer non avrebbe scelto consapevolmente di vivere vicino all’ex, ma lo avrebbe fatto convinta che Alessandro Basciano non abitasse più lì.

Secondo questa tesi, Sophie Codegoni sarebbe stata a conoscenza di uno sfratto esecutivo relativo all’abitazione di via Casati, quella che la coppia condivideva, e di comunicazioni risalenti all’estate scorsa in cui il DJ avrebbe dichiarato di vivere alle Canarie per lavoro. Il trasferimento sarebbe quindi stato un errore, basato sull’idea che quell’appartamento fosse ormai vuoto. Una versione che cambia completamente il significato del gesto. Non una scelta incompatibile con la paura, ma un fraintendimento che avrebbe portato a una coincidenza solo apparente.

La difesa di Basciano: “Impossibile non sapesse”

Di tutt’altro avviso la difesa di Alessandro Basciano. L’avvocato Leonardo D’Erasmo respinge con decisione questa ricostruzione, sostenendo che Sophie Codegoni fosse perfettamente a conoscenza della presenza dell’ex in quell’abitazione.

«Il mio assistito è a Milano da settembre. Si sono visti di continuo per la bambina e lei sa bene che lui vive lì», spiega il legale, sottolineando anche come i contatti tra le parti siano stati costanti, anche attraverso comunicazioni ufficiali. «Ogni settimana inviamo PEC per permettere ad Alessandro di vedere la figlia».

Anche sulla questione dello sfratto la versione è diversa. Non un allontanamento definitivo, ma una difficoltà temporanea nei pagamenti, poi risolta grazie a un nuovo accordo con la proprietà che ha consentito al DJ di restare nell’immobile.

Il punto centrale, per la difesa, è uno solo: «Se sei vittima di stalking e hai davvero timore, ti accerti di dove sia l’indagato prima di andare a vivere a pochi metri da lui». Una frase che riassume l’intera linea difensiva e che, di fatto, si sovrappone al ragionamento del giudice.

Il nodo giudiziario e la data chiave

Nonostante la revoca del braccialetto elettronico, il procedimento per stalking non si ferma. E il vero momento decisivo è già fissato. L’udienza preliminare del 4 giugno rappresenterà lo spartiacque dell’intera vicenda.

Sarà lì che il Gup dovrà stabilire se esistono gli elementi per un rinvio a giudizio o se, al contrario, il caso possa chiudersi senza processo. Da una parte ci sono le accuse di atti persecutori, dall’altra la tesi di un rapporto complesso, definito anche “tossico”, ma non penalmente rilevante nei termini contestati. In mezzo, ancora una volta, due versioni inconciliabili. E una storia che continua a oscillare tra cronaca giudiziaria e racconto mediatico, senza trovare ancora un punto fermo.