Il Comitato Pari Opportunità della UIL Umbria esprime forte preoccupazione e netta contrarietà alla proposta di modifica dell’articolo 609-bis del codice penale attualmente all’esame del Senato. Al centro delle critiche c’è la riformulazione del testo che sostituisce il principio del “consenso libero e attuale” con quello della “volontà contraria”, un passaggio che, secondo il sindacato, rappresenta un grave passo indietro nella tutela dei diritti delle donne.
Per il CPO UIL Umbria, il cambiamento non è solo terminologico ma sostanziale. «Sostituire la centralità del consenso con il concetto di volontà contraria significa spostare nuovamente l’onere della prova sulla vittima», si legge nella nota. Una scelta che rischia di ribaltare l’impianto di tutela costruito negli ultimi anni e di riportare il sistema giudiziario verso una visione considerata arcaica.
Il sindacato richiama esplicitamente il quadro europeo e internazionale. La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia oltre tredici anni fa, stabilisce che ogni atto sessuale privo di consenso debba essere considerato reato. In questa prospettiva, la proposta di modifica viene giudicata in contrasto con gli impegni assunti dal Paese e con l’evoluzione del diritto in materia di violenza di genere.
Secondo il CPO UIL Umbria, l’introduzione del concetto di “volontà contraria” rischia di alimentare pregiudizi vittimizzanti nelle aule di tribunale, rendendo ancora più difficile per le donne denunciare le violenze subite. Il rischio maggiore riguarda i casi in cui la violenza avviene in contesti di sottomissione psicologica, coercizione o paura, situazioni nelle quali il silenzio non può e non deve essere interpretato come assenso.
«Come sindacato – sottolinea la UIL – siamo quotidianamente impegnati per la dignità delle persone e per l’eliminazione di ogni forma di violenza e discriminazione». Da qui l’appello al legislatore affinché venga rispettato lo spirito della proposta originaria, che aveva trovato un ampio consenso politico.
Il riferimento è all’accordo pubblico tra le leader di maggioranza e opposizione che aveva portato all’approvazione all’unanimità alla Camera dei Deputati di un testo fondato sul principio del consenso. «Ci auguriamo – conclude la nota – che il Parlamento rimetta al centro il consenso libero, esplicito e revocabile in ogni momento, unico vero presidio di tutela per le vittime e strumento di civiltà giuridica».







