Restituire voce a una protagonista rimasta troppo a lungo ai margini del racconto ufficiale del Novecento. È questo l’obiettivo di “Un fuoco grande. Bianca Garufi”, il nuovo libro di Marialaura Simeone, in uscita il 16 gennaio per Les Flâneurs Edizioni, terzo titolo della collana Le innominate, diretta da Annachiara Biancardino e dedicata alle donne oscurate dalla Storia perché vissute all’ombra di figure maschili più celebri.
Bianca Garufi è stata molto più della musa di Cesare Pavese, ruolo al quale è stata spesso ridotta. Scrittrice e poeta, protagonista della Resistenza romana, militante politica e poi psicoanalista junghiana tra le più affermate del suo tempo, Garufi attraversa il secolo scorso con un’intensità rara e una identità complessa. Eppure, la sua voce è rimasta a lungo coperta dal silenzio o semplificata da una narrazione parziale.
Il libro di Simeone si muove tra biografia, saggio e racconto personale. È un testo ibrido, frammentario, che intreccia citazioni, sogni, lettere e riflessioni intime, costruendo un ritratto che mette in dialogo scrittura, psicoanalisi, mito e politica. Attraverso la figura di Garufi emerge un confronto profondo con il femminile arcaico, con il desiderio, con l’inconscio e con la Storia, riletta dal punto di vista di una genealogia femminile rimossa.
Simeone non si limita a ricostruire una vita, ma utilizza Bianca Garufi come nodo simbolico di una riflessione più ampia sull’identità delle donne e sulla loro eredità culturale e psichica. L’esperienza individuale diventa così chiave di lettura collettiva, interrogando il canone letterario e storico e ponendo una domanda scomoda: quante voci femminili complesse sono state ridotte a note a margine o cancellate del tutto?
«Ho scritto questo libro per restituire voce a una figura rimasta troppo a lungo ai margini», spiega l’autrice, studiosa e ricercatrice di letteratura italiana. «Recuperare oggi la storia di Bianca Garufi significa interrogarci su chi decide cosa resta e cosa viene dimenticato».
Nel volume emerge anche il legame con Pavese, non come elemento centrale o scandalistico, ma come uno dei tanti incroci di una vita ricca e autonoma. Fu proprio l’interesse per la psicoanalisi junghiana ad avvicinare Garufi all’autore de La luna e i falò, ma il libro restituisce alla donna la sua piena statura intellettuale: scrittrice, partigiana, militante comunista e pioniera di una disciplina che allora era ancora guardata con sospetto.
“Un fuoco grande. Bianca Garufi” si inserisce così in un percorso editoriale che punta a riaprire archivi, rimettere in discussione narrazioni consolidate e riportare alla luce figure femminili decisive. Non un’operazione celebrativa, ma un lavoro critico che chiede al lettore di guardare la Storia da un’angolazione diversa, più scomoda e più vera.







