Grande affluenza di pubblico ieri a Viterbo per la 17ª edizione del Festival Medioera, che ha aperto il suo programma con la presentazione del libro “Qualcosa è andato storto” di Riccardo Luna, edito da Solferino e attualmente ai vertici delle classifiche nazionali. L’incontro si è svolto allo Spazio Attivo Lazio Innova, confermandosi come un momento di confronto intenso e partecipato sui temi dell’innovazione tecnologica e del suo impatto sulla società contemporanea.
Dopo i saluti di Mauro Rotelli e del direttore artistico del festival Massimiliano Capo, l’autore ha dialogato con Filippo Rossi, affrontando i principali nodi al centro del volume: il ruolo dei social network, il funzionamento degli algoritmi, il rapporto tra tecnologia, informazione e democrazia, e le conseguenze culturali di un’innovazione spesso accolta senza un adeguato spirito critico.
Nel corso della presentazione, Riccardo Luna ha dedicato ampio spazio anche alle domande del pubblico, rispondendo con disponibilità e approfondendo i temi sollevati dalla platea. Un confronto diretto che ha contribuito ad arricchire ulteriormente il dibattito e ha restituito la misura dell’interesse diffuso su questioni che toccano la vita quotidiana di cittadini, istituzioni e comunità.
Tra i passaggi più significativi del suo intervento, Luna ha sottolineato come “paura e rabbia siano le due emozioni che i social hanno cavalcato da subito” e come oggi “gli algoritmi finiscano per privilegiare proprio quei contenuti”. Una dinamica che, secondo l’autore, impone una riflessione profonda sui modelli educativi e culturali. «Dobbiamo ripensare la scuola – ha affermato – forse servono meno nozioni e più dibattito, più confronto».
Un ragionamento che si estende anche alla politica, chiamata a un ruolo più responsabile e condiviso: «I politici dovrebbero mettere da parte le divisioni e sedersi a un tavolo per rivedere insieme i piani della formazione scolastica». Un invito a superare contrapposizioni sterili per affrontare in modo strutturale le sfide poste dall’ecosistema digitale.
Con questo appuntamento, il Festival Medioera ha ribadito la propria vocazione a essere non solo un luogo di racconto dell’innovazione, ma uno spazio di analisi critica capace di interrogarsi su opportunità, rischi e implicazioni del cambiamento tecnologico. Un ruolo che, anche in questa edizione, il pubblico ha dimostrato di riconoscere e apprezzare.







