Giò Marrazzo racconta i suoi “gioielli narrativi”, arte che cura le ferite

Giò Marrazzo

Un calice di vino rosso e inizia così la chiacchierata con l’artista orafa – Giò Marrazzo. Il gioiello con lei smette di essere un semplice ornamento e diventa racconto, materia viva, gesto che cura. Ci accoglie nel suo store di Roma – a Monti – con il calore partenopeo, luogo in cui è nata e crescita prima di trasferirsi nel cuore della Toscana per studiare. Ora viaggia tra Lazio e Lombardia, regioni dei suoi due negozi, alla ricerca costante di nuovi stimoli e nuove idee.

La sua visione dell’arte orafa affonda le radici nella tecnica più rigorosa, ma si apre costantemente a una dimensione espressiva profonda, personale, quasi terapeutica. Per Giò, infatti, «un gioiello parte da un qualcosa che è manuale, legato alla tecnica, legato al materiale, alle pietre e diventa una vera e propria espressione d’arte».

La nascita di un gioiello, nel suo processo creativo, segue un percorso inusuale e intimamente legato alla parola. Giò ama definire le sue creazioni come “gioielli narrativi”, perché ogni collezione prende forma prima sulla carta. «Tutte le linee che io realizzo, insieme ovviamente al mio team, nascono attraverso la scrittura», racconta. I pensieri, le emozioni, i momenti di vita vengono fissati in un testo dal quale emergono parole chiave che, a loro volta, si trasformano in simboli. È da questi simboli che nasce una collezione coerente, capace di raccontare un preciso momento esistenziale, una necessità di esprimere e “buttare fuori” ciò che preme dentro.

In questo viaggio creativo la musica ha un ruolo fondamentale, quasi indispensabile. Non è solo un sottofondo, ma uno strumento di accesso a parti profonde di sé. «La musica è proprio necessaria!», spiega Giò, perché le permette di toccare nodi emotivi difficili da affrontare da sola. È un “click” interiore che trasforma il sentire in scrittura e, successivamente, in materia. Il risultato è un processo circolare in cui emozione, parola e gesto artigiano si fondono.

Non sorprende, quindi, che per Giò l’arte abbia una funzione curativa, afferma: «L’arte è assolutamente necessaria nella vita di ogni persona». L’arte diventa così uno spazio di elaborazione, di guarigione, di resistenza.

In un’epoca dominata dalla velocità e dall’innovazione tecnologica, la sua riflessione sul tempo e sulla manualità è netta e controcorrente. Giò è convinta che, nonostante tutto, siamo ancora padroni del nostro tempo e delle nostre scelte. La lavorazione artigianale, se difesa con consapevolezza, può sopravvivere. Emblematico è l’esempio del cammeo, un gioiello realizzato attraverso l’incisione di una pietra stratificata o di una conchiglia – tecnica che richiede lentezza, precisione e cura: «Il cammeo ha davvero tantissimi passaggi e se io dovessi badare al tempo probabilmente non riuscirei a fare questo determinato tipo di lavoro perché ha bisogno di una cura e di un’attenzione fondamentale».

C’è però uno sguardo critico che Giò rivolge al mercato orafo contemporaneo, soprattutto rispetto alle dinamiche di genere. Entrata nel settore giovanissima, a soli 15 anni, ha sperimentato in prima persona quanto questo mondo sia ancora prevalentemente maschile. «Se c’è una cosa che io faccio ancora fatica a capire è che questo è un settore prettamente maschile», afferma, denunciando una divisione dei ruoli che relega spesso le donne a lavorazioni considerate più “delicate”. Ma Giò ribalta questo stereotipo con forza: «Possiamo e dobbiamo fare anche lavorazioni più complesse […]. È giusto che sia così». È una rivendicazione di competenza, dignità e parità.

Alla fine, quando le si chiede di definirsi in una sola parola, Giò ammette la difficoltà di racchiudere la propria complessità in un termine. Eppure, oggi, una parola riesce a contenerle tutte è “artista”. «È l’unico termine che in questo momento mi rappresenta – afferma Giò – proprio perché all’interno di questo termine ci sono una marea di cose». Ed è proprio in questa pluralità – di tecniche, linguaggi, emozioni e battaglie – che il lavoro di Giò Marrazzo trova la sua forza più autentica.