Il 6 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Gnut e Alessandro d’Alessandro in concerto con le canzoni del loro nuovo album, Dduje paravise, per un’originale rivisitazione di una canzone napoletana ampia e plurale, da Libero Bovio a Peppino Di Capri, da Sergio Bruni a Pino Daniele: uno spettacolo che, con la partecipazione straordinaria di tre ospiti d’eccezione come Tosca, Alessio Bondì e Joe Barbieri, non mancherà di stupire ed emozionare per l’estro e la fantasia, la libertà e la discrezione di un innovativo approccio alla tradizione.
Gnut è, infatti, uno dei più originali cantautori italiani, autore di un suono in cui si fondono molteplici ascendenze musicali, accarezzate dal tono discreto e conturbante del dialetto. Pioniere nell’utilizzo dell’elettronica applicata al suo organetto “preparato”, Alessandro D’Alessandro è uno dei musicisti più innovativi della scena italiana, che ha già dato prove superbe nella rivisitazione di classici della canzone internazionale.
Si sono incontrati quasi per caso, all’interno di una residenza artistica, ritrovandosi accomunati dall’amore per le stesse canzoni che nel loro primo discoinsieme, Dduje paravise, pubblicato da Squilibri, hanno rivisitato con la leggerezza e l’allegria con cui si scorre un album di ricordi: una costellazione di voci che, da Libero Bovio a Peppino Di Capri, da Sergio Bruni a Pino Daniele,da Carosone a Roberto De Simone, rappresentano anche la loro personale idea di una più ampia tradizione denominata “canzone napoletana”.
Grandi classici come Carmela, Maruzzella, E ccerase e Silenzio cantatore si alternano così a canzoni più recenti come Villanella di Cenerentola (celeberrimo brano scritto da De Simone per La gatta cenerentola), e Cammina camminadi Pino Daniele fino alla trasfigurazione nelle forme di una moderna ballad di un brano, E mo’ e mo’, portato a Sanremo nel 1985 da Peppino Di Capri. A questi brani si aggiungono, quasi per filiazione, anche due inediti, scritti a quattro mani dai due autori, Sott’o muro e Tutto o niente¸ una trasposizione per solo organetto de La nova gelosia nella versione di Fabrizio De André e una traduzione in napoletano di Manha de carnaval di Luiz Bonfà, a indicare anche le affinità con altri sud del mondo, interpretata nel disco dalla stessa Tosca.







