Il generale Vannacci raduna i suoi, l’ANPI apparecchia vino, focaccia e antifascismo in libreria

Roberto Vannacci

Roberto Vannacci parla ai suoi. E i suoi rispondono presenti. È successo a Chiavari, sabato 7 febbraio, quando il generale ha presentato il suo libro all’Auditorium San Francesco, segnando di fatto l’avvio della nuova fase politica post-Lega. Sala piena, pubblico partecipe, attenzione alta: il messaggio è chiaro, il personaggio continua a intercettare consenso e curiosità, soprattutto in quell’area dell’elettorato che vede in lui una voce “contro” il mainstream.

Ma a pochi chilometri di distanza, nello stesso pomeriggio, un’altra sala si riempie. A Lavagna, alla Libreria Fieschi, andava in scena un controevento che, già dal titolo, sceglieva un registro completamente diverso: “Controevento – Usciamo dal Medioevo”. A promuoverlo l’ANPI Tigullio, in collaborazione con la libreria, in concomitanza dichiarata con l’appuntamento chiavarese del generale.

Due eventi paralleli, due platee diverse, due idee di partecipazione pubblica. Da una parte il leader che consolida il proprio spazio politico parlando a sostenitori già convinti. Dall’altra un’iniziativa che non cerca il comizio, ma la risposta culturale. Non un contro-comizio, ma un contro-racconto. Il bisogno di stare insieme, uniti, di fronte alle sparate sovraniste del generale.

Il reading di Lavagna si è svolto in un clima definito dagli organizzatori “partecipato e rispettoso”. Nessuna contrapposizione urlata, nessuna invettiva. L’idea, semmai, era quella di offrire un’alternativa: uno spazio di riflessione e condivisione in cui la politica passa attraverso i libri, le parole, la socialità. Tra un bicchiere di vino bianco e un pezzo di focaccia, il pubblico ha assistito alla lettura di alcuni passaggi da Il generale al contrario di Saverio Tommasi, testo scelto non a caso per il messaggio che porta e per il dialogo implicito con la figura di Vannacci.

Il ricavato delle vendite dei libri sarà devoluto alla Diocesi locale per iniziative di sostegno alle persone in difficoltà. Un dettaglio che racconta molto dell’impostazione dell’evento: la cultura come strumento di inclusione, la politica come gesto concreto, non come identità da esibire. Gli organizzatori hanno rivendicato la volontà di “stare insieme” e di aiutare chi ha bisogno “al di là dei colori della pelle e delle linee di confine”.

Il post Facebook che ha accompagnato l’iniziativa è esplicito e programmatico. Si parla di Risorgimento e Rinascimento, di valori da non sacrificare “sull’altare della vanità”. Si rivendica il diritto di dissentire, “di non pensarla come lui e di non farlo mai”. Si invita a tendere la mano, “non il braccio”, chiudendo con uno slogan che è anche una dichiarazione politica: “Usciamo dal Medioevo culturale”.

Il dato interessante non è tanto chi abbia avuto più pubblico – entrambi gli eventi parlano di sale strapiene – ma il modo in cui quel pubblico viene chiamato a partecipare. A Chiavari il generale consolida un’identità politica che si nutre di contrapposizione e visibilità. A Lavagna, l’ANPI e la libreria scelgono una risposta laterale, quasi ostinatamente civile, che prova a sottrarre lo scontro alla logica dell’insulto e a riportarlo sul terreno della cultura.

È il riflesso di una frattura che attraversa il Paese ben oltre il Tigullio. Da una parte una politica che vive di leadership forti e di messaggi semplificati. Dall’altra una parte di società civile che non rinuncia a rispondere, ma lo fa cambiando linguaggio. Non gridando più forte, ma parlando altrove. Non con la violenza ma con la cultura e l’accoglienza.

Vannacci, a Chiavari, ha parlato a chi già lo segue. L’ANPI, a Lavagna, ha parlato a chi non si riconosce in quella narrazione. Nessuno ha convinto l’altro. Ma entrambi hanno riempito la sala. E in tempi di disaffezione e astensionismo, è forse questo il dato che più di tutti merita attenzione.