All’alba del 17 febbraio 2026, nel quartiere Chiaia di Napoli il fumo ha cominciato a salire lento e scuro tra i palazzi. Erano da poco passate le sei quando le prime fiamme hanno preso il sopravvento nel silenzio del mattino. Poco dopo il fuoco era già dentro nel cuore del quartiere, nella storia: il Teatro Sannazaro. Dentro quel fumo ardevano 178 anni di storia, di voci, di applausi, di sipari che si sono aperti e chiusi.
L’incendio: il crollo della cupola
Le fiamme si sono propagate rapidamente. La cupola in legno, quella che per decenni aveva sovrastato la platea come un cielo dorato, è crollata sulle poltrone rosse. I vigili del fuoco hanno lavorato per ore e i residenti sono stati evacuati. Alcuni sono rimasti intossicati dal fumo. Ma il colpo più duro è stato vedere quel luogo, che aveva resistito al tempo, piegarsi così, in poche ore. Guerre, crisi, ripartenze, quel luogo aveva visto passare generazioni di artisti e di pubblico.
Un teatro nato nell’Ottocento
Il Sannazaro era nato il 26 dicembre 1847, costruito sull’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli in via Chiaia a Napoli. Fin dalla sua inaugurazione con La petite Marquise è stato un fulcro della cultura partenopea, definito nei secoli come la “Bomboniera di Via Chiaia” per la sua elegante struttura decorata e per il suo ruolo centrale nella scena teatrale napoletana.
Su quel palco avevano calcato la scena giganti del teatro: dalla grande Eleonora Duse a commediografi come Eduardo Scarpetta e i fratelli De Filippo, oltre a numerose stagioni di prosa, musica e spettacoli contemporanei. La grande tradizione napoletana che al Sannazaro ha trovato sempre una casa per la propria arte,
L’eredità del Sannazzaro
Negli anni ’70 fu riportato in auge grazie a figure come Luisa Conte, storica prima donna di Eduardo De Filippo, e successivamente divenne un punto di riferimento stabile della stagione culturale napoletana. Più tardi, la direzione artistica è passata alla nipote Lara Sansone che ne aveva custodito l’anima, mantenendo vivo il dialogo tra tradizione e contemporaneità.
Chi è Lara Sansone
Lara Sansone, nipote di Luisa Conte, è conosciuta anche per il ruolo di Bice Cerruti in Un posto al Sole, è l’unica donna imprenditrice teatrale a Napoli. Nel 1994, alla morte della nonna, ha preso in mano le redini del Sannazaro portandone avanti la tradizione insieme al marito Sasà Vanorio. Lara racconta al Corriere della Sera: “Studiavo a Londra per l’università ma dopo la morte di nonna ho dovuto aiutare mamma a portare avanti il teatro. C’era chi non si fidava che saremmo riuscite a pagare. Ma ce l’abbiamo fatta”. La stagione in corso era interamente sold out, con spettacoli previsti già per il prossimo fine settimana.

Le voci degli artisti vicini al Teatro
A parlare è l’attore e autore Gianfranco Gallo nonché primo marito di Lara Sansone: “Il primo pensiero: chiamo mia figlia Greta istintivamente anche se so che sta a casa, il secondo pensiero va a Brigida non so perché, poi al mio periodo lì, due anni da attore, regista ed autore. Facevamo mattinate, pomeridiane e serali e si provava lo spettacolo nuovo da presentare”.
Nel giorno del disastro al Sannazaro, Gianfranco Gallo ricorda di aver anche dormito all’interno del teatro. Lì ha scritto “Quartieri Spagnoli”, “Annella di Portacapuana” il musical Napoli 1799, le sue versioni di “Mprietseme a mugliereta e di Don Pascà passa ‘a vacca” ma anche “Non ci resta che ridere”, poi “Un Vizietto napoletano”, “Papà non ha figli” e vari Cafè Chantant. Conclude dicendo: “Sono profondamente scosso, come se la memoria volutamente smarrita si fosse in un solo momento ripresentata e ricca di dettagli. Ad ora non so quali siano i danni reali, spero che si possa riprendere l’attività immediatamente. È un teatro meraviglioso, di una bellezza unica. Forza!“
Marisa Laurito afferma all’ansa: “Sono sgomenta, piena di dolore e come me tanti artisti napoletani e non solo, perché il Teatro Sannazaro è uno dei simboli di questa città. La parola d’ordine è una sola per tutti: ricostruzione immediata, non perdete tempo, perché nell’immediatezza arriva la solidarietà a parole, sui social, ma non vorrei che poi le cose come spesso abbiamo visto accadere in questo paese rallentassero. Voglio e parlo a nome di tanti artisti e lavoratori dello spettacolo, una presa di posizione chiara delle istituzioni e degli enti preposti”. Nelle sue parole c’era rabbia, ma anche una richiesta concreta: trasformare il dolore in azione e ripartire più forti di prima.
Lina Sastri invece ha parlato di una ferita “terribile”, di un teatro che non era un luogo dell’anima. Ha espresso vicinanza a Lara Sansone e a tutti i lavoratori, ricordando quanto il Sannazaro fosse stato casa per tanti artisti.
Alessandro Gassmann, con un messaggio pubblico, ha scritto di sentirsi vicino agli amici napoletani, ricordando che i teatri sono presìdi culturali e civili. Ha detto di essere pronto a fare la sua parte per la rinascita: “A disposizione per sostenere la rinascita del Sannazaro”. Il grido sui social di Leopoldo Mastelloni è stato quasi disperato: “Il mio amato Sannazaro distrutto dal fuoco!”.
Maurizio De Giovanni ha lanciato una campagna fondi organizzando e sostenendo iniziative, letture, incontri e spettacoli il cui ricavato possa contribuire alla ricostruzione immediata. “Io penso che non basterà e dico a tutti di unire le forze. Ribadisco anche alle istituzioni: tirate fuori le vostre di forze” afferma De Giovanni.
Il Sannazaro è stato, per quasi due secoli, uno spazio dove il popolo si riconosceva: tra risate, melodrammi, satire, musica. Ha custodito il dialetto, la memoria, la dignità del teatro napoletano. Ora resta un vuoto. Ma tra le macerie si sente già qualcosa: la volontà di non lasciarlo morire. Artisti, istituzioni, cittadini parlano di ricostruzione, di realizzare spettacoli per raccogliere fondi necessari. C’è voglia di ripartire, di rivedere ancora una volta aprirsi quel sipario rosso e le luci accese del Teatro Sannazaro.







