Mauro Paparella, artista surrealista. Le sue creazioni provengono tutte da immagini oniriche. Al centro delle sue creazioni c’è il “sogno”

Mauro Paparella

Il sogno, inteso come spazio originario della visione e come luogo privilegiato in cui l’immaginazione si emancipa dai vincoli della logica e della razionalità, costituisce il principio generativo dell’opera artistica di Mauro Paparella. È all’interno di questa dimensione notturna e sospesa, in bilico tra coscienza e inconscio, che prendono forma immagini, simboli e architetture cromatiche destinate a tradursi in pittura.

Nel panorama dell’arte contemporanea, attraversato da linguaggi ibridi e da poetiche che oscillano tra citazione e reinvenzione, l’opera di Mauro Paparella si distingue per una coerenza interna rara e per una tensione immaginativa che affonda le proprie radici in una dimensione autenticamente onirica. La sua pittura nasce, infatti, da una necessità interiore che precede ogni scelta stilistica e ogni riferimento storico-artistico: il sogno, inteso non come evasione, ma come spazio originario della visione, luogo primigenio in cui immagini, simboli e cromie si organizzano secondo un equilibrio misterioso e precario.

In questo territorio liminale, sospeso tra coscienza e inconscio, Mauro Paparella costruisce un universo figurativo in cui il surrealismo dialoga con la pop art senza mai risolversi in semplice citazione, piuttosto in una sintesi personale, colta e profondamente meditata. Lo abbiamo raggiunto per una chiacchierata che si è rivelata un viaggio nella genesi delle immagini, nel valore simbolico degli elementi ricorrenti, nel ruolo del colore e nella dialettica costante tra caos emotivo e ricerca di armonia, restituendo la voce di un artista che fa della pittura un atto di conoscenza e di incessante interrogazione di sé e del reale.

I tuoi dipinti nascono spesso dai sogni o da visioni notturne: puoi raccontarci come avviene questo processo, e in che modo queste immagini oniriche si trasformano poi in composizioni pittoriche? 

Mi capita spesso di essere trasportato con la fantasia ad immaginare scenari o personaggi stravaganti e surreali. Quando succede cerco di non svegliarmi dal sogno e, richiudendo gli occhi, inizio a popolare la scena con gli attori ed oggetti vari fino a fissare un fotogramma in cui l’equilibrio si consolida. A questo punto con la mia fedele tavoletta grafica, disegno e coloro il futuro quadro che al termine della composizione progettuale inizio a dipingere su tela materiale.  

Nella tua mostra “My Art My Dreams” hai rappresentato personaggi, spaccati di storia, e immagini surreal-pop: come scegli i simboli o gli elementi specifici che compaiono nelle tue tele? 

Gli elementi e i personaggi sono frutto della mia fantasia che detta le “regole” senza badare alle “regole”. Nelle mie opere poi vi sono dei simbolismi comuni, come ad esempio una sorta di elettrocardiogramma che rappresenta la pulsazione che agita l’artista durante il lavoro, oppure le doppie frecce che simboleggiano la capacita di rivolgere lo sguardo in ogni direzione senza preconcetti. Vi è poi l’hastag sinonimo di ricerca costante, e lo zero spaccato con il quale comunico a me stesso che con il termine di quell’opera non si è raggiunto ancora nessun risultato ed azzerando ogni presunta azione di auto celebrazione. Infine vi è l’elemento forte rappresentato dal cubo di rubik che per me rappresenta la perfetta metafora della vita con le sue molteplici combinazioni e la difficoltà nel ricercare la giusta soluzione. 

In che misura l’arte pop e il surrealismo si fondono nella tua pittura? Ritieni che questi due linguaggi dialoghino o confliggano nella tua visione artistica?

In genere la pop art rappresenta per l’artista il modo di celebrare o dissacrare usi e costumi della società moderna, anche con raffigurazioni estreme e spesso apparentemente confusionarie. Io prendo dalla pop art i cromatismi accesi, personaggi e oggetti di uso quotidiano senza estremismi e lasciando intatta la visione onirica della scena. Ecco, dunque, che le visioni tipiche del surrealismo si fondono con elementi tipici della pop art senza compromessi ma anche senza stridere. 

Il colore ha un ruolo molto forte nel tuo lavoro: come lo usi per evocare emozioni, sogni o atmosfere? E c’è una palette che senti più “tu” rispetto ad altre? 

I miei colori sono il frutto di anni di sperimentazioni fatti di tele strappate e notti insonni per l’insoddisfazione del mancato risultato. Alla fine l’equilibrio tra toni caldi e toni freddi è stato raggiunto ed ora posso dire che sono gli stessi colori che in un certo senso guidano me durante la composizione. Amo particolarmente il rosso e il turchese che con tutte le contaminazioni e varianti possibili guidano il dipinto verso la meta agognata.

Hai detto di cercare “serenità nel caos” e “caos nella serenità” come parte del tuo processo creativo. Come si riflette questa tensione nella tua pittura e nella scelta dei temi? 

Le turbolenze emotive, e quindi il caos, sono alla base di ogni genesi artistica. Senza questa scossa nulla parte sulla tela. Durante il percorso creativo però l’equilibrio e quindi la serenità interiore provvede poi ad indirizzare l’opera durante la tempesta. E un percorso di andata e ritorno da cui non si puo prescindere per quando mi riguarda.

Qual è stata la reazione del pubblico o dei critici a quelle opere nate da sogni particolarmente vividi o insoliti? Ti ha mai sorpreso la lettura interpretativa di qualcun altro?

Durante le mie esposizioni, le reazioni del pubblico sono state sempre di stupore rispetto ad opere insolite e capaci di trascinare lo spettatore all’interno della scena rappresentata. Da questo stato d’animo, spesso sono scaturite delle osservazioni variegate da parte degli spettatori, ma tutte davvero originali segno che il coinvolgimento emotivo era notevole. 

Guardando al futuro, ci sono nuovi sogni, tecniche o media che ti piacerebbe esplorare? Pensando anche alla performance, alla multimedialità o ad ambienti immersivi?

Sto già progettando opere molto particolari con l’ausilio di materiali come la resina e il plexiglass che attraverso un gioco di luci potranno creare una fusione davvero originale tra luci e colori. Ho in progetto anche alcune sculture luminose con personaggi tratti dai miei quadri e mostre dove proiettare creazioni multimediali da me ideate.

opera di Mauro Paparella

Dalle parole di Mauro Paparella emerge con chiarezza una concezione dell’arte come processo mai concluso, come cammino circolare in cui ogni approdo coincide con un nuovo azzeramento, ogni conquista con una rinnovata inquietudine. I simboli che abitano le sue tele (dall’elettrocardiogramma al cubo di Rubik, dalle frecce bifronti allo zero inciso) non sono meri segni decorativi, ma tracce di un pensiero che si interroga incessantemente sul senso dell’esistenza, sulla complessità del vivere e sull’impossibilità di una soluzione definitiva.

La pittura diventa così il luogo in cui il caos emotivo si trasforma in forma, senza mai perdere la propria carica destabilizzante, e in cui la serenità raggiunta non è quiete statica, ma fragile equilibrio continuamente rimesso in discussione. Proiettato verso nuove sperimentazioni materiche e multimediali, Paparella sembra voler ampliare ulteriormente lo spazio dell’opera, coinvolgendo lo spettatore in esperienze sempre più immersive e totali. Resta, tuttavia, immutato il nucleo originario della sua ricerca: la fedeltà a quella visione interiore che, nata nel sogno, continua a interrogare la realtà con sguardo libero, inquieto e radicalmente poetico.

di Ernesto Mastroianni