Paul Haggis guida il RIFF 2025 e consacra le nuove voci del cinema indipendente

Poltrone cinema

Dal 21 al 28 novembre Roma è tornata a essere la capitale del cinema indipendente con la XXIV edizione del RIFF – Rome Independent Film Festival, un appuntamento che da più di vent’anni rappresenta una delle poche vere frontiere dedicate alle nuove voci del cinema internazionale. L’edizione 2025 è stata segnata dalla presenza del Premio Oscar Paul Haggis come nuovo direttore artistico. Il regista ha acceso i riflettori sulla manifestazione e, soprattutto, ha accompagnato una riflessione profonda sullo stato del cinema indipendente in un’industria sempre più dominata da pochi grandi attori globali.

Haggis ha chiarito la sua posizione già alla vigilia del festival, e le sue parole sono risuonate con forza durante tutta la settimana romana. “Il RIFF è diventato progressivamente uno dei festival più importanti al mondo dedicati al cinema indipendente – ha dichiarato – L’Italia ha una lunga tradizione di sostegno alle voci più indipendenti del cinema, e Roma ne è sempre stata il cuore”. Le sue frasi, accolte con entusiasmo dagli addetti ai lavori, contengono però anche un monito sulla direzione presa dal settore negli ultimi anni. «La salute del nostro settore è minacciata dal consolidamento del modus operandi di acquirenti e distributori. Non molto tempo fa, un regista coraggioso poteva trovare un finanziatore che comprendesse la sua visione e si fidasse del suo istinto. Oggi è raro trovare un produttore che non si affidi al giudizio degli streamer, e ancora più raro trovare acquirenti che non si fidino dei loro algoritmi».

Durante la settimana del festival, queste riflessioni hanno assunto un peso ancora maggiore man mano che il programma prendeva forma. Con 88 opere selezionate in assoluta anteprima italiana, il RIFF ha confermato la sua vocazione a dare spazio a ciò che rischia di non trovarne altrove: storie fuori dagli schemi, produzioni indipendenti, giovani autori e percorsi creativi fuori dalle logiche del mercato dominante. Cinque lungometraggi internazionali, cinque italiani, dodici documentari, cinquanta cortometraggi tra Italia e resto del mondo, sei video animati e dieci opere sperimentali hanno composto un mosaico eterogeneo che testimonia l’evoluzione del cinema indipendente contemporaneo.

La giuria – formata da Barbara Busso, Giancarlo Chetta, Gabriele Ciampi, Mario Colamarino, Enzo d’Alò, Ben Minot e Maria Teresa Monaco – ha assegnato i premi al termine di una settimana intensa, in cui il confronto tra visioni, stili e culture ha definito il vero carattere del festival.

Il riconoscimento come Miglior Lungometraggio Italiano è stato assegnato a E se mio padre di Solange Tonnini, opera capace di coniugare rigore narrativo e una sensibilità rara nel raccontare dinamiche familiari ed emozioni complesse. La menzione speciale ha premiato 6:06 di Tekla Taidelli, che ha colpito i giurati per il suo approccio personale e per la capacità di lavorare su una temporalità frammentata senza perdere la forza del racconto.

Il premio per il Miglior Lungometraggio Internazionale è andato a Violent Butterflies di Adolfo Dávila, film che ha saputo intrecciare tensione politica e dimensione poetica affrontando temi sociali con una delicatezza estranea alle produzioni mainstream. Violent Butterflies ha così conquistato il titolo di Miglior Film del RIFF 2025, mentre Dávila è stato celebrato come una delle voci autoriali più interessanti dell’intera selezione. Il riconoscimento per il Lungometraggio LGBT è stato assegnato a Eva di William Reyes, opera apprezzata per equilibrio e profondità.

Sul fronte dei documentari, Arte Sciopero di Luca Immesi è stato eletto Miglior Documentario Italiano, mentre Stop Killing Our Women di Marco Venditti ha ottenuto il premio come Miglior Documentario Internazionale, imponendosi per l’urgenza del tema e la potenza narrativa. Tra i cortometraggi, La Talpa di Marco Santoro ha conquistato il Premio Rai Cinema Channel come Miglior Corto Italiano; Gonfiami di Iacopo Zanon ha ottenuto una menzione speciale; Sága di Maïlys Gelin e Clément Grosdenier è stato scelto come Miglior Corto Internazionale.

Il cinema d’animazione ha premiato Rukeli di Alessandro Rak, mentre nella categoria dedicata ai lavori legati all’intelligenza artificiale ha trionfato Animalz – Part One di Simone Bocchino e Luca Ontino, un’opera che ha acceso il dibattito sul rapporto tra creatività umana e tecnologia. Infine, L’appartamento sold out di Gianni Cardillo e Francesco Apolloni ha vinto il premio come Miglior Soggetto di Serie, mentre la Miglior Sceneggiatura per un Lungometraggio è stata assegnata a La risacca di Chiara Benedetti. Il premio per il Miglior Soggetto di Lungometraggio è andato invece a Operazione Fuo.Co. di Federica Angelini, progetto che si è distinto per originalità e freschezza narrativa.

Con l’annuncio dei vincitori, il RIFF 2025 si è chiuso riaffermando il suo ruolo nel panorama internazionale: un luogo in cui il cinema non deve rispondere a un algoritmo ma solo alla necessità di raccontare. Le parole di Paul Haggis sono rimaste come una sorta di filo conduttore dell’intera edizione: «Sarebbe un vero peccato perdere le voci indipendenti di oggi, perché sono quelle che ci entusiasmeranno maggiormente».

La sua direzione artistica ha restituito al festival una dimensione politica e culturale insieme, ricordando che il cinema è prima di tutto un atto di coraggio. E che, come ha ripetuto il Premio Oscar, «per 24 anni il RIFF ha offerto un rifugio sicuro a Roma e celebrato il coraggio degli autori. Gli auguro di esserlo ancora in futuro. Sono stato onorato di contribuire a questo sforzo in qualsiasi modo possibile».