Turismo in Umbria, cambia l’ospitalità tra alberghi e affitti brevi

L’Umbria sta attraversando una trasformazione strutturale del proprio sistema turistico, lenta ma inequivocabile. A certificarlo è il report realizzato da Unioncamere con la collaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria, basato sui dati del Registro delle imprese al terzo trimestre 2025 e sul confronto con il terzo trimestre 2021. Una fotografia che racconta un riequilibrio profondo tra ospitalità tradizionale e nuove forme di accoglienza.

“I dati mostrano con chiarezza che il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente”, sottolinea Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. Per Mencaroni si tratta di una trasformazione che va governata, non subita, perché deve garantire equilibrio, qualità e sostenibilità dei territori. Al centro della riflessione c’è il tema della concorrenza leale: le imprese alberghiere operano all’interno di un sistema di regole e responsabilità che tutela clienti e comunità locali, e l’evoluzione dell’offerta deve avvenire in un quadro normativo omogeneo.

Il contesto nazionale aiuta a leggere la dinamica regionale. In Italia, negli ultimi quattro anni, le imprese dei servizi di alloggio alberghiero sono diminuite del 5,2%, mentre quelle legate agli alloggi per vacanze e ai soggiorni di breve durata sono cresciute del 42,1%, con oltre 13mila imprese in più. Un cambiamento alimentato da viaggi più frequenti ma più brevi, dall’uso delle piattaforme digitali e da una domanda sempre più orientata a soluzioni flessibili.

Dentro questo scenario, l’Umbria occupa una posizione intermedia. Tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025 le imprese alberghiere regionali sono scese da 458 a 420 unità, con un calo dell’8,3%. Un dato che colloca la regione al quarto posto in Italia per contrazione, dopo Lazio, Marche e Molise. Parallelamente cresce in modo significativo l’ospitalità diffusa: le imprese di alloggio per vacanze e soggiorni brevi passano da 499 a 675 unità, con un incremento del 35,3%. Una crescita inferiore alla media nazionale, ma sufficiente a rendere l’Umbria la seconda regione del Centro Italia per aumento percentuale, dietro alle Marche.

Le differenze emergono anche a livello provinciale. In provincia di Terni il calo degli alberghi è più marcato, con una flessione dell’11,3%, mentre Perugia registra una diminuzione più contenuta, pari al 7,7%. Sul fronte degli affitti brevi, Terni mostra l’incremento percentuale più elevato, mentre Perugia resta il principale bacino dell’offerta regionale.

In questo quadro di cambiamento, la ristorazione rappresenta un elemento di stabilità. In Umbria i ristoranti con servizio al tavolo crescono dell’1,5%, un dato inferiore alla media nazionale ma il migliore tra le regioni del Centro Italia, con una dinamica più vivace a Terni rispetto a Perugia.

Significativa anche l’analisi delle densità ricettive. In Umbria c’è un albergo ogni 2.027 abitanti, un valore in linea con la media nazionale, mentre per gli affitti brevi il rapporto scende a 1.261 abitanti per impresa, indicando una presenza più intensa di ospitalità diffusa rispetto al resto del Paese.

Nel confronto con le altre regioni del Centro Italia, l’Umbria si colloca in una posizione di equilibrio: meno densa della Toscana, più del Lazio per gli alberghi e nettamente più delle Marche per gli affitti brevi. Un assetto che riflette una pressione turistica significativa ma non eccessiva, e che pone al centro la sfida indicata da Mencaroni: costruire un modello di sviluppo ordinato, capace di coniugare innovazione, legalità e qualità dell’accoglienza senza penalizzare chi opera nel rispetto delle regole.