L’Italia che assume parla straniero: 1,3 milioni di contratti nel 2025

L’Italia che assume parla sempre più straniero, e i numeri lo dicono senza giri di parole. I dati emergono dalla nuova dashboard realizzata da Unioncamere e ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per monitorare i fabbisogni di lavoratori stranieri espressi dalle imprese italiane, all’interno del Sistema informativo Excelsior e del Portale Integrazione Migranti. È uno strumento interattivo che mette in fila dati strutturali e previsioni, e che fotografa con precisione un pezzo decisivo del mercato del lavoro.

Il punto di partenza è già eloquente. In Italia sono 508mila le imprese che occupano lavoratori stranieri, pari al 34,4 per cento del totale. I dipendenti stranieri sfiorano i 2 milioni e rappresentano oltre il 13 per cento dell’occupazione complessiva. Non si tratta quindi di una componente marginale, ma di una quota strutturale del sistema produttivo. Le concentrazioni più alte di imprese con personale straniero si registrano in Trentino-Alto Adige, dove la quota arriva al 48,2 per cento, seguita da Emilia-Romagna con il 44,8 per cento e Toscana con il 43 per cento. Per settori, le incidenze più elevate si trovano nel turismo con il 48,5 per cento, nell’agricoltura, silvicoltura e pesca con il 46,6 per cento, nel manifatturiero con il 42,3 per cento e nelle costruzioni con il 40,4 per cento.

La parte più rilevante della dashboard guarda però al futuro prossimo, cioè alle assunzioni programmate per il 2025. Qui il dato chiave è uno: oltre 1,3 milioni di attivazioni contrattuali di lavoratori stranieri, che corrispondono al 23,4 per cento di tutte quelle previste dalle imprese. In pratica, quasi un’assunzione su quattro riguarderà personale straniero. L’agricoltura guida la classifica per incidenza, con il 42,9 per cento delle assunzioni del settore rivolte a lavoratori stranieri, pari a circa 185mila contratti. Nell’industria spiccano il tessile, abbigliamento e calzature con il 41,8 per cento, circa 40mila unità, e le costruzioni con il 33,6 per cento, pari a circa 184mila unità.

Nei servizi le percentuali sono più basse, ma restano comunque sopra la media in comparti chiave. I servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone prevedono 120mila entrate programmate di lavoratori stranieri, pari al 26,7 per cento del settore. Trasporto, logistica e magazzinaggio superano le 100mila unità, sempre con una quota del 26,7 per cento. Il turismo, in valori assoluti, resta uno dei principali bacini di domanda con quasi 290mila assunzioni programmate, che rappresentano il 24,8 per cento del totale del comparto.

Se si guardano solo i volumi complessivi, i primi cinque settori per domanda di personale straniero nel 2025 sono turismo, settore primario, costruzioni, servizi operativi e trasporto e logistica. Insieme concentrano il 65 per cento di tutte le entrate previste di lavoratori stranieri. È una concentrazione che dice molto su dove si regge, oggi, una parte rilevante dell’economia reale.

Anche il dettaglio delle professioni richieste è indicativo. In testa ci sono gli esercenti e addetti alle attività di ristorazione con 231mila entrate programmate. Seguono il personale non qualificato nei servizi di pulizia con 137mila unità e quello non qualificato nell’agricoltura e nella manutenzione del verde con circa 106mila. Poi vengono gli addetti allo spostamento e alla consegna delle merci con 86mila e gli addetti alle vendite con 75mila. Restano molto richiesti anche gli operai specializzati nelle costruzioni e nella manutenzione delle strutture edili, con 73mila assunzioni previste.

La nuova dashboard, finanziata nell’ambito del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro cofinanziato dall’Unione europea, mette insieme dati sugli stock occupazionali del 2024 e previsioni per il 2025, permettendo di incrociare settori, territori, profili professionali, esperienza richiesta e aree di provenienza. Al di là dello strumento, però, il messaggio politico ed economico è chiaro: senza il contributo dei lavoratori stranieri, interi pezzi del sistema produttivo italiano oggi semplicemente non starebbero in piedi. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni consolatorie. Qui non si parla di emergenza, ma di struttura. E la struttura, nel 2025, vale 1,3 milioni di contratti.