I dati definitivi dell’Istat sull’anno appena concluso disegnano un quadro segnato da incertezze e contrasti, in cui l’economia manifatturiera – seppur con differenze settoriali – non riesce ad imprimere una dinamica netta di crescita.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, nel corso del 2025 la produzione industriale italiana ha registrato una flessione dello 0,2% rispetto all’anno precedente, al netto degli effetti di calendario. Un risultato che evidenzia una fase di sostanziale stagnazione, con imprese che continuano a confrontarsi con margini ridotti, domanda debole e costi strutturali elevati.
In questo contesto, emergono con forza due priorità strategiche: semplificazione burocratica ed energia.
La complessità amministrativa continua a rappresentare un freno per le imprese, rallentando investimenti, autorizzazioni e accesso agli incentivi. Procedure lunghe e incerte incidono direttamente sulla competitività, soprattutto per le piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo. Ridurre tempi e passaggi, digitalizzare i processi e garantire regole chiare e stabili significa liberare risorse e restituire fiducia agli imprenditori.
Parallelamente, il tema energetico resta centrale. I costi dell’energia, pur in parziale ridimensionamento rispetto ai picchi degli anni precedenti, continuano a pesare più che in altri Paesi europei. Accelerare sulle rinnovabili, rafforzare le infrastrutture, sostenere l’autoproduzione e rendere strutturali le misure di contenimento dei costi è fondamentale per evitare ulteriori perdite di competitività.
Secondo Franco Napoli, presidente nazionale Confapi: “Il dato dell’Istat ci dice che non possiamo limitarci ad attendere una ripresa spontanea. La manifattura italiana ha bisogno di interventi concreti su due fronti decisivi: semplificazione ed energia. Dobbiamo alleggerire il peso della burocrazia, ridurre i tempi delle autorizzazioni e garantire certezza normativa. Allo stesso tempo, serve una strategia energetica chiara che assicuri costi competitivi e sostenga la transizione. Solo così potremo rilanciare gli investimenti, tutelare l’occupazione e rafforzare la posizione dell’Italia nei mercati internazionali”.
La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare queste priorità in azioni rapide ed efficaci, perché senza un contesto favorevole le imprese rischiano di perdere terreno in una competizione globale sempre più intensa.







