Milano compare nelle ultime tranche di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense sul caso di Jeffrey Epstein. Non come semplice sfondo, ma come una delle tappe della rete che ruotava attorno al finanziere, morto nel 2019 in un carcere federale di New York. Nei file si fa riferimento ad arrivi all’aeroporto di Malpensa e a trasferimenti in hotel del capoluogo lombardo di giovani donne, spesso adolescenti, reclutate nel circuito della moda.
A tessere i fili, secondo le accuse, sarebbe stato anche Jean-Luc Brunel, fondatore dell’agenzia Mc2 Model Management, per anni attiva a livello internazionale. Brunel, indagato in Francia con l’accusa di aver “procurato” minori a Epstein, è morto nel 2022 nel carcere parigino di La Santé; la magistratura francese ha parlato di suicidio. La sua figura resta centrale nella ricostruzione del presunto sistema di reclutamento.
I documenti americani descrivono un’organizzazione meticolosa: gli approdi a Malpensa e i successivi trasferimenti in città sarebbero avvenuti con il supporto materiale di Brunel, che riferiva gli spostamenti garantendo sull’esito degli incontri. A Epstein, si legge, sarebbero stati forniti aggiornamenti quasi in tempo reale. Le giovani donne avrebbero utilizzato carte di credito dedicate per coprire le spese di soggiorno, evitando di imputarle direttamente al finanziere; i saldi sarebbero poi transitati attraverso collaboratrici dell’entourage.
Il mondo della moda è lo sfondo costante. Brunel aveva costruito la propria carriera reclutando aspiranti modelle con la promessa di opportunità professionali. Negli anni, diverse donne lo hanno accusato di violenza sessuale, stupro e traffico sessuale. Gli investigatori francesi hanno esaminato anche l’uso delle proprietà di Epstein, tra Stati Uniti e Isole Vergini americane, e il nome del finanziere compare ripetutamente nei materiali collegati al procedimento contro l’agente.
Nel memoir “Nobody’s Girl”, Virginia Giuffre – tra le principali accusatrici di Epstein – ha scritto che Brunel avrebbe “regalato” al finanziere tre gemelle minorenni per il suo compleanno, un passaggio che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente il quadro. Le autorità hanno sempre sottolineato la necessità di distinguere tra accuse e fatti accertati in via definitiva, ma la convergenza di testimonianze e documenti ha alimentato l’ipotesi di un sistema transnazionale.
Per Milano, le carte non descrivono solo una presenza occasionale. Parlano di una tappa funzionale in una rete più ampia, con logistica, pagamenti e comunicazioni strutturate. Un tassello italiano in un mosaico che attraversa continenti e che continua a produrre effetti giudiziari e politici a distanza di anni.
Resta il dato che colpisce di più: la normalità apparente di arrivi in aeroporto e soggiorni in hotel di lusso, mentre dietro le quinte si muoveva un meccanismo opaco. Le nuove pubblicazioni non chiudono il caso, ma ne allargano il perimetro. E riportano al centro una domanda che non smette di riaffiorare: quanto era estesa davvero la rete che faceva capo a Epstein e ai suoi collaboratori?







