Una mail del 24 aprile 2009 apre uno dei capitoli più controversi dei documenti noti come “Epstein files”. A scriverla è Jeffrey Epstein. Il testo è breve: «Dove sei? Stai bene? Mi è piaciuto molto il video della tortura». Per anni il destinatario di quel messaggio è rimasto coperto da omissis. Oggi, dopo l’accesso del Congresso alla versione integrale dei tre milioni di pagine già rese pubbliche ma finora in forma censurata, il nome emerge: Ahmed Bin Sulayem, imprenditore emiratino, presidente e CEO di DP World, tra i principali gruppi logistici al mondo.
La rivelazione è stata resa pubblica dai deputati Thomas Massie, repubblicano, e Ro Khanna, democratico, co-autori dell’Epstein Transparency Act. I due hanno avuto accesso ai documenti senza censure e hanno comunicato alcuni dei nomi finora coperti. Tra questi, oltre a Bin Sulayem, compaiono Leslie Wexner, ex CEO di Victoria’s Secret; Salvatore Nuara, membro della polizia di New York; Zurab Mikeladze; Leonic Leonov; Nicola Caputo, eurodeputato, che ha dichiarato di non avere alcun coinvolgimento nei fatti.
La sua frequentazione con Epstein era già emersa in precedenti tranche documentali, così come scambi di mail in cui i due parlavano di relazioni personali e incontri con donne. Nella versione ora disponibile senza omissis, tali conversazioni assumono maggiore rilevanza per il contesto e per il tono.
In una mail del novembre 2023, Bin Sulayem scrive a Epstein: «A proposito, l’ucraina e la moldava sono arrivate. Grande delusione, la moldava non è attraente come nella foto mentre l’ucraina è molto bella». Il contenuto si inserisce in una serie di scambi su incontri organizzati e valutazioni sull’aspetto fisico di donne dell’Europa orientale.
Un’altra comunicazione, datata giugno 2013, contiene quattro fotografie allegate. Il testo recita: «Caro Jeffrey, questa è quella con cui sono uscito a Parigi, pensi che sia un lui?». La risposta attribuita a Epstein è: «Le mani sembrano le mie». Il senso dello scambio è oggetto di interpretazioni, ma il dato documentale è la presenza delle immagini e la formulazione testuale riportata negli atti.
Nel settembre 2015, Bin Sulayem scrive ancora di una «ragazza» con cui avrebbe avuto una relazione, descrivendola così: «il miglior sesso che avessi mai fatto: un corpo fantastico». Le comunicazioni sono inserite nel fascicolo che ricostruisce la rete di contatti internazionali del finanziere.
Un ulteriore capitolo riguarda l’organizzazione di un training per una massaggiatrice russa destinata alla “spa privata” di Epstein. I documenti indicano che Bin Sulayem avrebbe collaborato all’organizzazione di un periodo di formazione presso l’hotel Rixos di Antalya, in Turchia, su richiesta dello stesso Epstein. Non emergono nei file dettagli operativi ulteriori, ma il riferimento alla struttura alberghiera e alla finalità della formazione è riportato in più pagine.
Tra i materiali allegati compare anche una fotografia del maggio 2014 che ritrae Epstein e Bin Sulayem in piedi al fondo di una scalinata mentre osservano un tessuto nero posato a terra. Secondo la documentazione, si tratterebbe di un pezzo della Kiswa, il telo nero ricamato in oro che ricopre la Kaaba alla Mecca, luogo centrale dell’Islam in Arabia Saudita. In altre comunicazioni si parla della spedizione di tre pezzi collegati alla Kiswa. Una corrispondenza del marzo 2017 riferisce che la donna d’affari emiratina Aziza al-Ahmadi, con la collaborazione di Abdullah al-Maari, avrebbe organizzato l’invio dei manufatti dall’Arabia Saudita alla Florida tramite British Airways.
Il trasferimento di oggetti legati alla Kiswa, considerata elemento sacro e simbolico, ha sollevato interrogativi sul percorso attraverso cui tali frammenti siano stati acquisiti e spediti. Nei documenti non risultano, allo stato, contestazioni formali connesse a tale specifico episodio, ma la circostanza è oggetto di attenzione mediatica per il valore religioso e culturale del bene.
Epstein e Raafat Al-Sabbagh
Le carte evidenziano inoltre contatti frequenti tra Epstein e Raafat Al-Sabbagh, consigliere della corte reale saudita e collaboratore del principe ereditario Mohammed Bin Salman. La maggior parte delle comunicazioni risale al periodo 2016-2017. I contenuti comprendono commenti politici, osservazioni su mercati energetici e consigli di carattere economico. Epstein si offre di facilitare contatti con ambienti della Silicon Valley e invia auguri in occasione dell’Eid e del Ramadan. In diverse mail sollecita l’organizzazione di un incontro con Mohammed Bin Salman. Una fotografia che ritrae Epstein insieme al principe sarebbe stata esposta nella residenza newyorkese del finanziere.
L’insieme dei documenti conferma la dimensione internazionale delle relazioni intrattenute da Epstein e la sua capacità di intrecciare rapporti con figure politiche, imprenditoriali e istituzionali di più Paesi. I file attualmente disponibili non contengono, per quanto emerso finora, capi di imputazione specifici nei confronti di Ahmed Bin Sulayem in relazione a tali scambi, ma il contenuto delle comunicazioni è oggetto di esame pubblico e politico.
Jeffrey Epstein è morto nel 2019 nel carcere federale di Manhattan, ufficialmente per suicidio, mentre era in attesa di processo per traffico sessuale di minori. La pubblicazione progressiva dei documenti collegati al suo caso continua a generare reazioni e richieste di trasparenza. Il Congresso ha annunciato ulteriori analisi sui file integrali e possibili audizioni.
Le mail rese note delineano un quadro fatto di relazioni personali, riferimenti a incontri privati, scambi di immagini e conversazioni dal contenuto esplicito. Accanto a questi elementi, emergono contatti con ambienti istituzionali e imprenditoriali di alto livello. La valutazione giuridica dei singoli episodi spetta alle autorità competenti. Il rilievo pubblico dei documenti, invece, è legato alla portata internazionale della rete di rapporti del finanziere e al contesto in cui tali comunicazioni si inseriscono.







