Con la pubblicazione dei nuovi Epstein Files, in rete è tornata a circolare una storia che mescola nomi noti, email decontestualizzate e l’11 settembre. In particolare, alcuni utenti sostengono che tra i documenti ci sia una email in cui Ghislaine Maxwell verrebbe invitata a una presunta “Shadow Commission” sull’11 settembre. La notizia ha fatto rapidamente il giro dei social, alimentando ipotesi e ricostruzioni suggestive.
Cosa risulta dai file, in concreto
Nei materiali resi pubblici compaiono riferimenti testuali e intestazioni di email che includono parole chiave legate all’11 settembre. Tra questi, secondo alcune letture circolate online, ci sarebbe anche una mail che menziona una “Shadow Commission” e il nome di Maxwell. Questo è il dato grezzo: una citazione dentro una massa enorme di documenti. I file, infatti, raccolgono milioni di pagine tra email, appunti e materiali eterogenei, spesso senza contesto e senza una spiegazione sul perché quei contenuti siano stati archiviati o conservati.
Cosa non dimostra quella citazione
Qui sta il punto centrale. La presenza di una riga di testo o di un oggetto di email non prova l’esistenza di una commissione segreta sull’11 settembre, né dimostra che Maxwell ne facesse parte o che fosse coinvolta in attività legate a quel tema. Le autorità non hanno annunciato alcuna indagine su una “Shadow Commission” e non esiste una conferma ufficiale che quella dicitura corrisponda a un organismo reale. Certo, potrebbero obiettare i complottisti, fosse esistita una commissione ombra non sarebbe mai stata riconosciuta ufficialmente, proprio in quanto “commissione ombra”. Ma allo stato attuale il riferimento resta non verificato e non supportato da elementi indipendenti.
Il problema del materiale decontestualizzato
Gli Epstein Files contengono una quantità enorme di dati grezzi. In archivi di questo tipo è normale trovare frasi ambigue, titoli criptici o scambi che, presi da soli, possono sembrare rivelatori. Senza il contesto completo, però, queste citazioni rischiano di diventare il carburante perfetto per teorie che non poggiano su fatti accertati. È un meccanismo già visto: un frammento isolato viene interpretato come prova, quando in realtà è solo un pezzo di un archivio molto più ampio e confuso. Il nome di Epstein, per la sua storia, attira inevitabilmente attenzione e sospetti. Se poi si aggiunge un riferimento all’11 settembre, uno degli eventi più analizzati e controversi della storia recente, il mix diventa esplosivo. Tuttavia, proprio per questo, il rischio di forzare le conclusioni aumenta. Le discussioni online tendono a colmare i vuoti con ipotesi, anche quando i documenti non offrono basi solide per farlo.







