A casa di Zohran Mamdani ci sono tappeti che sembrano usciti da un museo, un camino capace di inghiottire un albero intero, uno chef personale che sforna menù degni di un gala diplomatico e una veranda affacciata sull’East River che di notte pare un set cinematografico. E poi, dicono, c’è anche qualcun altro: un inquilino silenzioso, non invitato, che non compare in nessun registro comunale ma che da due secoli non ha mai fatto le valigie.
Gracie Mansion, la residenza ufficiale dei sindaci di New York, è un edificio del 1799, ribattezzato con orgoglio “la Piccola Casa Bianca”. Qui hanno dormito primi cittadini, diplomatici, artisti, capi di Stato e qualche marito costretto a rientrare tardi dopo riunioni infinite. Ma accanto alla cronaca ufficiale scorre un romanzo parallelo fatto di bisbigli, racconti dei custodi, aneddoti tramandati tra camerieri e guardie: luci che si accendono senza toccare l’interruttore, porte che decidono di aprirsi da sole, passi lenti nei corridoi quando l’orologio segna ore in cui persino i gatti dormono.
Per Mamdani, 34 anni, e per la moglie Rima Duwaji, 28, il cambio di scenario è stato un salto quantico. Fino a ieri vivevano in un appartamento di una stanza nel Queens, 2.300 dollari al mese, niente lavatrice e allagamenti periodici come da tradizione newyorkese. Oggi si ritrovano in una villa che ha visto nascere e tramontare epoche, con giardino privato e salone da ballo. Il giorno del trasloco, con i camion parcheggiati davanti al portone e le telecamere pronte, dagli scatoloni aperti spuntavano un divano verde e una lampada ad arco, pezzi di vita normale pronti a dialogare con boiserie ottocentesche.
Solo che le prime domande dei cronisti non riguardavano tasse o trasporti, ma l’aldilà. «Ha già incontrato il fantasma?». Mamdani, meno scanzonato del solito, ha provato a cavarsela: «Perché interessa a tutti questa storia? Io non l’ho incontrato». Poi ha deviato sull’unica promessa concreta del giorno, l’installazione di almeno due bidet, notizia che ha fatto sorridere più dei racconti spettrali.
A riaccendere la miccia del mistero è stato Eric Adams, suo predecessore, che ha consegnato le chiavi insieme a un avvertimento da copione hollywoodiano. «L’ho detto a Zohran, il fantasma c’è. Ma è amichevole, almeno finché fai il bene della città: se smetti però si trasforma in un poltergeist». Parole pronunciate con un mezzo sorriso ma capaci di riempire i talk show per giorni, perché a New York si può dubitare di tutto, tranne del fascino delle storie ben raccontate.
L’identità dello spirito resta un rebus. C’è chi giura sia George Gracie, il figlio del mercante scozzese Archibald che fece costruire la villa e che morì giovane, forse troppo affezionato alle sue stanze per abbandonarle. Altri ricordano un duello finito male proprio davanti al grande camino, con il sangue asciugato ma la memoria rimasta appesa alle pareti. La versione più romantica parla invece di una sposa che all’inizio del Novecento sarebbe morta la sera delle nozze, dopo un ricevimento scintillante, lasciando nell’aria un profumo di fiori e malinconia.
Gli addetti alla manutenzione raccontano episodi che non finiscono mai nei verbali: campanelli che suonano senza dita, finestre che sbattono con il cielo sereno, una poltrona che sembra cambiare posizione di qualche centimetro. Nulla di terrorizzante, piuttosto un teatrino domestico che accompagna da generazioni la vita politica della città. Ogni nuovo sindaco, al momento dell’ingresso, riceve in eredità non solo le chiavi ma anche questo folklore istituzionale, una specie di manuale non scritto su come convivere con l’imprevisto.
Gracie Mansion ha attraversato depressioni economiche, proteste, feste memorabili, scandali e riconciliazioni. Forse per questo il suo fantasma viene descritto come un guardiano civico, una sorta di revisore morale che osserva in silenzio le decisioni prese tra quelle mura. C’è chi giura che durante alcune notti particolarmente agitate la casa sembri respirare, come se partecipasse agli umori della città che governa.
Intanto Mamdani ha iniziato a prendere le misure con la nuova vita: ricevimenti ufficiali, riunioni interminabili, scolaresche in visita e turisti che fotografano ogni maniglia. La moglie Rima, artista, ha già annunciato di voler portare un tocco contemporaneo tra i mobili antichi, sfida non semplice quando il padrone di casa invisibile ha gusti di due secoli fa.
Se il fantasma esista davvero lo diranno i prossimi mesi, magari una notte d’estate quando l’East River è calmo e la città sembra trattenere il fiato. A New York, dove convivono miliardari e poeti di strada, grattacieli e topi metropolitani, anche l’aldilà ha diritto di cittadinanza. E a Gracie Mansion, tra un decreto e un brindisi, potrebbe continuare a vivere l’ospite più fedele di tutti, quello che non chiede aumenti e non vota, ma osserva, giudica e, se necessario, fa sentire la sua presenza con un colpo secco sul pavimento.







