Un tavolo per la pace a cui non partecipa il Vaticano. Potrà sembrare paradossale ma lo Stato della Città del Vaticano non prenderà parte al Board of peace, l’organismo lanciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump come struttura parallela alle Nazioni Unite per la risoluzione dei conflitti. A chiarirlo è stato il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha espresso apertamente “perplessità” sulla natura e sulle finalità del nuovo organismo. La posizione della Santa Sede è netta. Secondo Parolin, la “particolare natura” del Board of peace non consente un appoggio da parte del Vaticano, nemmeno nella forma di una partecipazione come Paese osservatore.
Le perplessità del cardinale Parolin
Il segretario di Stato ha spiegato che esistono “punti che lasciano un po’ perplessi” e “punti critici” che avrebbero bisogno di chiarimenti. Pur evitando di entrare in uno scontro diretto con i singoli governi, Parolin ha ribadito una linea chiara: “Pensiamo che queste controversie vadano discusse e risolte a livello delle Nazioni Unite”. Il riferimento è evidente. Per il Vaticano, l’Onu resta il luogo naturale e legittimo in cui affrontare le grandi crisi internazionali. La nascita di strutture parallele, soprattutto su iniziativa di singoli Stati, viene guardata con cautela e scetticismo.
Il caso italiano e il ruolo di osservatore
Oltre a prendere le distanze dal Board of peace, Parolin ha anche commentato la scelta dell’Italia di partecipare come Paese osservatore. Anche su questo punto il giudizio è stato prudente ma chiaro. Il cardinale ha parlato di perplessità, pur sottolineando che “non esprimiamo giudizi sull’Italia, che ha una posizione del tutto autonoma”. La critica, quindi, non è diretta a Roma, ma al metodo. Per la Santa Sede, le grandi controversie internazionali dovrebbero restare nel perimetro delle Nazioni Unite, evitando di moltiplicare tavoli e formati che rischiano di indebolire il quadro multilaterale.
La difesa del governo italiano
Proprio nel giorno delle dichiarazioni di Parolin, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso alla Camera la scelta dell’Italia di essere presente nel Board of peace come osservatore. Tajani ha spiegato che, come avviene per l’Unione europea e per i partner regionali, “Roma non può disertare la discussione”. Il ministro ha anche ricordato che, a suo avviso, il dossier di Gaza è “cruciale per la sicurezza nazionale”, lasciando intendere che la presenza italiana nel nuovo formato risponde a una logica di coinvolgimento e monitoraggio dei processi diplomatici in corso.







