Iran, Khamenei alza il livello di allerta delle Guardie della Rivoluzione: proteste al quattordicesimo giorno

Il capo dell’esercito israeliano Eyal Zamir (a destra) mentre supervisiona gli attacchi delle IDF contro l’Iran presso la sala operativa dell’Aeronautica Militare Israeliana in Israele

La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha disposto un innalzamento dello stato di allerta del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica a un livello superiore rispetto a quello adottato durante la guerra con Israele dello scorso giugno. Lo riferiscono al Telegraph alcuni funzionari della Repubblica islamica, mentre il Paese entra nel quattordicesimo giorno consecutivo di proteste diffuse.

Secondo le fonti citate, Khamenei mantiene in questa fase un contatto costante soprattutto con le Guardie della Rivoluzione, considerate il pilastro più solido del sistema di potere iraniano. La Guida Suprema ritiene infatti che il rischio di defezioni all’interno dell’Irgc sia pressoché nullo, a differenza di quanto avvenuto in passato in altri apparati dello Stato, come esercito e forze di polizia.

Il clima si è ulteriormente irrigidito sul piano giudiziario. Il procuratore generale iraniano Mohammad Movahedi Azad ha annunciato che tutti i manifestanti coinvolti nelle proteste saranno accusati di essere “nemici di Dio” (mohareb), un reato che, secondo la legge iraniana, può comportare la condanna a morte. L’accusa, hanno riportato i media statali, non riguarderà soltanto i manifestanti definiti “rivoltosi e terroristi” responsabili di danneggiamenti e minacce alla sicurezza, ma anche chiunque abbia fornito loro supporto.

Sul piano umano, il bilancio delle proteste continua ad aggravarsi. L’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency riferisce che il numero delle vittime è salito a 65. Un dato che contribuisce ad aumentare la tensione interna e l’attenzione internazionale su una crisi che, giorno dopo giorno, appare sempre più profonda.