Iran, Trump apre ai negoziati ma non esclude l’uso della forza: oltre 500 morti nelle proteste

Donald Trump

La Casa Bianca valuta “opzioni molto concrete” sull’Iran, mentre sullo sfondo si apre uno spiraglio diplomatico. È lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump a confermare che Teheran avrebbe manifestato la disponibilità a negoziare, dopo giorni di crescente tensione legati alla repressione delle proteste interne nella Repubblica islamica.

Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha affermato che “l’Iran vuole negoziare” e che “si sta organizzando un incontro”. Dichiarazioni che arrivano dopo le minacce di “azioni forti” rivolte a Teheran per la gestione delle manifestazioni di piazza, che secondo le associazioni per i diritti umani avrebbero causato oltre 500 morti, con centinaia di arresti ancora in corso.

L’apertura ai colloqui non cancella però l’opzione militare. Il presidente americano ha ribadito che l’amministrazione sta prendendo in considerazione misure concrete e che nelle prossime ore si terrà una riunione chiave alla Casa Bianca con il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il capo di Stato maggiore delle forze armate, il generale Dan Caine.

Dal canto suo, l’Iran ha già alzato il livello dello scontro verbale. La scorsa settimana Teheran ha avvertito che un eventuale intervento militare statunitense sulle proteste interne provocherebbe ritorsioni immediate, indicando forze americane e Israele come “bersagli legittimi”.

Il quadro resta dunque estremamente fluido. Da una parte, la possibilità di un tavolo negoziale che potrebbe disinnescare l’escalation; dall’altra, una repressione che continua a colpire duramente i manifestanti e una minaccia militare che rimane sul tavolo. In mezzo, una comunità internazionale che osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione della crisi iraniana.