Italygate, il ritorno della farsa. Altro che amica Meloni, per Trump l’Italia resta il cuore della cospirazione globale

L’ipotesi è semplicemente ridicola. Eppure, ancora una volta, torna a circolare. Donald Trump rilancia l’Italygate, la teoria del complotto secondo cui l’Italia sarebbe stata uno degli epicentri della presunta frode elettorale che nel 2020 avrebbe favorito Joe Biden. Lo fa ripostando su Truth un link che ripropone una narrazione già ampiamente smentita nel tempo, ma che per il tycoon continua a rappresentare una verità alternativa utile a tenere vivo il mito delle elezioni “rubate”.

Secondo il post rilanciato da Trump, firmato dall’account The Scif, funzionari italiani di Leonardo avrebbero utilizzato satelliti militari per hackerare le macchine elettorali statunitensi, spostando voti da Trump a Biden. Un’operazione che, sempre secondo questa ricostruzione, si sarebbe avvalsa di strumenti sviluppati dalla CIA, come Hammer e Scorecard, e avrebbe coinvolto una rete internazionale di potere.

Una tesi che chiama in causa direttamente l’Italia, indicata come snodo operativo di un complotto globale, e che riporta in auge uno schema narrativo già visto: Roma come laboratorio oscuro dove si intrecciano servizi segreti, tecnologia militare e manovre politiche sovranazionali. Un racconto che negli anni è stato smentito più volte, e che Leonardo ha respinto con decisione, arrivando anche a denunciare per diffamazione quattro persone coinvolte nella diffusione di queste accuse.

Il post rilanciato da Trump spinge però la teoria ancora oltre, sostenendo che l’intera operazione sarebbe stata coordinata dalla Cina, supervisionata dalla CIA e successivamente insabbiata dall’FBI. L’obiettivo finale? Piazzare Biden come un “burattino” alla Casa Bianca, sotto il controllo di un presunto cartello globale che, secondo questa narrazione, rappresenterebbe una minaccia per la democrazia americana e mondiale.

Un impianto accusatorio che, riletto oggi, assume un significato politico preciso. Perché il rilancio dell’Italygate non è solo l’ennesima ossessione di Trump sulle elezioni del 2020, ma anche un segnale inequivocabile sullo stato dei rapporti con l’Italia. Altro che special relationship: la riproposizione di una teoria che dipinge il nostro Paese come complice di un colpo di Stato elettorale globale suona come un clamoroso sconfessione della premier Giorgia Meloni e di qualsiasi idea di asse privilegiato con Washington in versione trumpiana.

Nella favola nera dell’Italygate compaiono anche riferimenti a una regia politica che coinvolgerebbe Matteo Renzi e Barack Obama, completando un mosaico complottista che tiene insieme nemici storici, apparati di intelligence e potenze straniere. Un racconto che non regge a nessuna verifica, ma che continua a essere riesumato perché funzionale a una precisa strategia comunicativa: delegittimare il risultato elettorale, tenere alta la tensione e alimentare un immaginario di accerchiamento permanente.

Che Trump torni a puntare il dito contro l’Italia, nonostante i segnali di vicinanza politica degli ultimi anni, è un messaggio chiaro. L’Italia non è un alleato, ma un comodo bersaglio narrativo. E Giorgia Meloni, in questa storia, conta meno di zero. Non c’è diplomazia, non c’è prudenza, non c’è alcun rispetto istituzionale: solo la vecchia, logora sceneggiatura di un complotto globale in cui Roma, ancora una volta, viene trasformata nel teatro oscuro di una democrazia che Trump continua a non accettare.