L’Europa perde la pazienza con l’Onu? Francia e Germania scaricano Albanese

Dopo la Francia, anche la Germania chiede ufficialmente le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi. Al centro della bufera ci sono le sue dichiarazioni su Israele, definito “nemico comune dell’umanità”, pronunciate sabato scorso in un contesto che vedeva presenti anche un dirigente di Hamas e il ministro degli Esteri iraniano. Parole che hanno innescato una reazione politica dura e trasversale in Europa.

A prendere posizione è stato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che su X ha scritto senza mezzi termini: “La signora Albanese si è già permessa in passato numerose uscite fuori luogo. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele: non può ricoprire questo incarico”. Un giudizio netto, che segue di poche ore quello arrivato da Parigi.

La Francia, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha infatti chiesto le dimissioni della relatrice definendo le sue parole “oltraggiose e colpevoli”. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha spiegato che Parigi “condanna senza riserve” dichiarazioni che non colpiscono il governo israeliano, la cui politica può essere legittimamente criticata, ma Israele come popolo e come nazione, cosa giudicata “assolutamente inaccettabile”.

La presa di posizione del governo francese arriva dopo le pressioni interne. Martedì scorso la deputata Caroline Yadan e altri parlamentari avevano già chiesto la rimozione di Albanese, parlando di una “retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite”. Secondo Yadan, un mandato delle Nazioni Unite richiede “imparzialità, moderazione e senso di responsabilità” e non può trasformarsi in “una piattaforma per posizioni radicali”.

Barrot ha rincarato la dose parlando di una “lunga lista di posizioni scandalose” attribuite alla relatrice Onu. Tra queste, ha citato dichiarazioni che avrebbero minimizzato o giustificato il 7 ottobre, definito dal ministro francese “il peggior massacro antisemita dopo l’Olocausto”, oltre a riferimenti alla “lobby ebraica” e paragoni tra Israele e il Terzo Reich. Per Parigi, tutto questo rende incompatibile il profilo di Albanese con il ruolo che ricopre.

Il giudizio politico è durissimo: secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di “esperta indipendente” delle Nazioni Unite. “Non è né un’esperta né indipendente; è un’attivista politica che diffonde discorsi d’odio”, ha affermato, aggiungendo che questo tipo di posizioni finisce per danneggiare la stessa causa palestinese che la relatrice dice di voler difendere.

La Francia ha annunciato che chiederà formalmente le dimissioni di Albanese durante la prossima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, prevista per il 23 febbraio. Con l’adesione della Germania a questa linea, la pressione politica su Palazzo di Vetro aumenta in modo significativo.

Il caso Albanese, ormai, non è più solo una polemica sulle parole di una relatrice speciale, ma si sta trasformando in un nodo diplomatico europeo che mette in discussione il ruolo, i limiti e la credibilità delle figure chiamate a rappresentare l’Onu su dossier tra i più sensibili e divisivi della scena internazionale. E il messaggio che arriva da Parigi e Berlino è chiaro: per loro, questa volta, si è superato il limite.