Messico, caos dopo l’uccisione di El Mencho. È questa la fotografia delle ultime ore, segnate da un’ondata di violenza che ha colpito diversi Stati del Paese dopo la morte di Nemesio Oseguera, il potente leader del cartello Jalisco Nueva Generación. Blocchi stradali, incendi di veicoli e assalti a esercizi commerciali hanno trasformato intere aree in teatri di scontri, mentre le autorità cercano di contenere nuovi disordini e di ristabilire il controllo.
Bilancio di sangue e attacchi coordinati
Il bilancio provvisorio parla di 26 morti. Tra le vittime ci sono 17 membri delle forze di sicurezza federali e statali, otto presunti appartenenti al CJNG e una donna incinta. Le operazioni di risposta hanno portato a 27 arresti, ma la scia di distruzione resta ampia. Sono stati incendiati 69 negozi Oxxo e 20 filiali della Banco del Bienestar, segno di azioni coordinate che hanno colpito obiettivi commerciali e simboli istituzionali. In più Stati si sono registrati blocchi stradali e roghi di veicoli, con un impatto immediato sulla vita quotidiana e sulla circolazione.
Le autorità hanno intensificato i controlli e stanno lavorando per prevenire ulteriori episodi di violenza. La situazione resta fluida e il rischio di nuove ritorsioni mantiene alta l’allerta in diverse aree del Paese. La presidente Claudia Sheinbaum ha invitato alla calma, mentre gli apparati di sicurezza cercano di contenere le conseguenze della morte del capo del cartello.
Scuole chiuse e voli cancellati
Le ripercussioni non si fermano all’ordine pubblico. Almeno otto dei 32 Stati messicani hanno sospeso oggi le lezioni in presenza, una misura adottata per ridurre i rischi per studenti e personale. Anche il sistema giudiziario ha introdotto cautele: la magistratura ha autorizzato i giudici a tenere chiusi i tribunali quando lo ritenevano necessario, in base alle condizioni di sicurezza locali.
Sul fronte dei trasporti, diverse compagnie aeree nordamericane hanno cancellato decine di voli verso varie città messicane. Le decisioni riflettono il timore di un’estensione dei disordini e l’incertezza sulle condizioni di sicurezza negli scali coinvolti. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un Paese che prova a proteggere i servizi essenziali mentre affronta una crisi improvvisa.
Chi era El Mencho e la taglia statunitense
Nemesio Oseguera, conosciuto come “El Mencho”, guidava il cartello Jalisco Nueva Generación ed era considerato uno dei narcotrafficanti più potenti e ricercati. Dopo l’arresto dei fondatori del cartello di Sinaloa, Joaquín “El Chapo” Guzmán e Ismael “Mayo” Zambada, detenuti negli Stati Uniti, Oseguera veniva indicato come l’ultimo grande capo storico del narcotraffico ancora in libertà.
Messico e Stati Uniti lo cercavano da anni. Washington aveva messo sulla sua cattura una taglia fino a 15 milioni di dollari, a conferma del peso strategico del CJNG nel traffico internazionale di droga e nella violenza legata ai cartelli. La sua uccisione ha creato un vuoto di potere che rischia di alimentare nuove tensioni tra gruppi rivali e apparati di sicurezza.
Allerta regionale e timori oltreconfine
Le conseguenze si avvertono anche fuori dal Messico. Il Guatemala ha posto le proprie forze di sicurezza in stato di massima allerta e ha rafforzato la sorveglianza del confine, temendo effetti a catena legati alla destabilizzazione. Le cancellazioni dei voli e le misure precauzionali nei Paesi vicini mostrano come l’episodio abbia una dimensione regionale.
Nel frattempo, Messico, caos dopo l’uccisione di El Mencho resta la sintesi di una giornata segnata da incendi, vittime e chiusure preventive. Il governo prova a riportare la situazione sotto controllo, ma i numeri degli attacchi e delle vittime indicano quanto la reazione dei cartelli sia stata rapida e coordinata. La sfida ora è evitare che l’escalation prosegua e che l’instabilità si trasformi in una crisi prolungata.







