L’amministrazione Trump non si è limitata a rimuovere Gregory Bovino dal Minnesota, ma ha anche deciso di ridimensionarne drasticamente l’esposizione pubblica, impedendogli di continuare a utilizzare i social media. Una doppia mossa che arriva dopo l’uccisione di due manifestanti a Minneapolis per mano di agenti federali e che segnala le difficoltà della Casa Bianca nella gestione dell’opinione pubblica.
A riferirlo è il New York Times, secondo cui la scelta rappresenta un chiaro segnale del nervosismo dell’amministrazione di fronte alle critiche crescenti per l’operazione dell’Ice in Minnesota. Bovino, comandante “at large” del Border Patrol, era diventato il volto più riconoscibile dei disordini scoppiati a Minneapolis, assumendo un ruolo centrale non solo sul piano operativo ma anche su quello mediatico.
Il comandante era noto anche per la sua presenza costante sui social network, dove commentava direttamente le operazioni in corso. Fino a lunedì mattina, il suo account su X, @CMDROpAtLargeCA, risultava attivo e aggiornato con frequenza. Poi, improvvisamente, il profilo è diventato inattivo. L’ultimo messaggio pubblicato recitava: «Arrestato un predatore sessuale condannato!».
Bovino era riconoscibile anche per il suo abbigliamento, in particolare per un cappotto militare che aveva attirato numerose polemiche per l’estetica giudicata evocativa di simbologie naziste. Un elemento che aveva contribuito a renderlo una figura divisiva e facilmente identificabile durante le operazioni dell’Ice a Minneapolis.
Secondo un funzionario del Dipartimento per la Sicurezza Interna, la decisione di bloccare l’accesso di Bovino ai social media non sarebbe stata presa direttamente dalla Casa Bianca, ma dai suoi superiori all’interno dell’U.S. Customs and Border Protection. Un altro funzionario statunitense ha precisato che si tratterebbe di una misura temporanea.
Bovino, infatti, dovrebbe riottenere l’accesso al suo account una volta rientrato al precedente incarico in California, dove supervisiona una porzione del confine. Il suo allontanamento dal Minnesota segna comunque un ridimensionamento evidente del ruolo che aveva assunto nelle ultime settimane, diventando una figura simbolo delle operazioni federali e delle tensioni esplose nelle strade di Minneapolis.
La scelta di silenziare Bovino arriva in un momento particolarmente delicato per l’amministrazione Trump, alle prese con le critiche per l’uso della forza da parte degli agenti federali e per la gestione delle proteste. La rimozione del comandante e il blocco dei suoi canali social sembrano indicare un tentativo di abbassare il livello dello scontro e limitare ulteriori danni d’immagine.







