Il mistero di Mojtaba Khamenei: la nuova Guida Suprema dell’Iran non si vede

il mistero di Mojtaba Khamenei (lacapitalenews.it)

Mentre decine di migliaia di sostenitori del regime scendono in piazza e le istituzioni giurano fedeltà, Mojtaba Khamenei resta nell’ombra. C’è chi parla di una ferita grave nell’attacco che ha ucciso il padre e chi pensa che si nasconda per evitare di diventare il prossimo bersaglio di Stati Uniti e Israele.

L’Iran ha una nuova Guida Suprema, ma nessuno l’ha ancora vista. Mojtaba Khamenei, il figlio dell’ayatollah ucciso nei bombardamenti del 28 febbraio, è stato proclamato successore e innalzato al rango di ayatollah. Eppure il nuovo leader della Repubblica islamica resta un fantasma politico: nessun discorso, nessuna apparizione, nessuna immagine recente.

In un Paese dove il potere ama mostrarsi come forza granitica, questa assenza pesa più di molte dichiarazioni.

Le piazze dell’Iran tra propaganda e guerra

La televisione di Stato ha provato a riempire il vuoto con scene spettacolari. A Isfahan, la città che molti chiamano la Firenze dell’Iran, le telecamere hanno ripreso una folla radunata nella gigantesca piazza Imam.

Migliaia di persone gridavano slogan e agitavano ritratti dell’ayatollah ucciso e del suo erede. Sullo sfondo, però, si sentivano i boati dei bombardamenti israeliani e americani.

Un contrasto quasi irreale: celebrazione del potere e guerra nello stesso fotogramma.

Gli slogan scanditi dai manifestanti non lasciavano spazio a dubbi:

  • Allahu Akbar”
  • “O morte o Khamenei”
  • “Il nostro sangue ci porta in Paradiso”

Una dimostrazione di fedeltà e di compattezza che il regime ha voluto esibire con forza, proprio mentre i missili continuano a cadere sul Paese.

Chi scende davvero in piazza

Quante persone fossero davvero nelle piazze è difficile stabilirlo con precisione. Le immagini mostrano comunque una partecipazione massiccia, con la composizione sociale tipica di queste mobilitazioni.

Si vedono:

  • uomini in abiti scuri
  • donne avvolte nel chador nero
  • giovani con uno stile molto diverso da quello dei cortei ufficiali

Tra la folla si notavano ragazzi cresciuti con TikTok e ragazze che, pur non rinunciando al velo, lo sostituivano con cappelli o lo portavano in modo meno rigido.

È uno dei paradossi dell’Iran di oggi.

Solo pochi mesi fa molti di quei giovani gridavano “libertà” e “morte al dittatore” nelle proteste di dicembre represse con la forza. Ieri, nelle stesse piazze, si inneggiava alla continuità del sistema che aveva represso quelle manifestazioni.

Due mondi opposti che convivono nello stesso Paese e che, di fronte all’attacco esterno, rischiano di ricompattarsi

Perché Mojtaba Khamenei non si mostra

Il punto però resta uno: il nuovo leader non si è mostrato.

La televisione iraniana ha parlato di ferite riportate nell’attacco che ha ucciso il padre. Secondo questa versione, Mojtaba Khamenei si trovava nello stesso edificio colpito dai missili, dove sarebbero morti anche:

  • la madre
  • la moglie
  • uno dei suoi figli

Se davvero fosse rimasto gravemente ferito, si spiegherebbe l’assenza totale dalla scena pubblica.

L’ipotesi più plausibile: la nuova Guida Suprema nascosta

Ma c’è anche un’altra spiegazione, forse ancora più plausibile.

Mojtaba Khamenei potrebbe semplicemente essere nascosto.

Gli Stati Uniti e Israele non fanno mistero di considerarlo un obiettivo militare, perché rappresenta la continuità più pura con la linea del padre:

  • nessuna apertura negoziale
  • nessun segnale di cedimento verso le richieste di Donald Trump
  • solo resistenza e guerra

In queste condizioni apparire in pubblico significherebbe esporsi immediatamente e diventare il prossimo bersaglio.

Non sarebbe la prima volta che una leadership iraniana sceglie l’ombra per sopravvivere.

Il leader invisibile della Repubblica islamica

In realtà Mojtaba Khamenei è sempre stato un uomo invisibile.

Per anni è stato descritto come il vero braccio destro del padre, l’uomo che teneva insieme:

  • la rete dei pasdaran
  • il sistema finanziario del potere
  • la macchina della repressione

Ma quasi nessuno lo aveva mai visto parlare.

Non esistono grandi discorsi pubblici, non esistono apparizioni televisive memorabili e nemmeno riunioni politiche aperte.

La maggioranza degli iraniani non conosce nemmeno il suono della sua voce. Una condizione incredibile per chi oggi è diventato il vertice assoluto del sistema politico e religioso.

La successione delle Guide Supreme in Iran

La storia delle Guide Supreme iraniane ha seguito finora un percorso molto diverso.

Le tre Guide della Repubblica islamica

  • Ruhollah Khomeini – la prima Guida Suprema, morto dopo aver guidato la rivoluzione islamica
  • Ali Khamenei – ucciso nei bombardamenti israeliani e americani del 28 febbraio
  • Mojtaba Khamenei – il nuovo leader, entrato in scena in piena guerra

La terza Guida Suprema si trova quindi in una situazione completamente nuova: guerra aperta, minaccia di eliminazione fisica e successione dinastica che molti iraniani guardano con sospetto.

Come il regime ha blindato il nuovo leader

Nonostante questo, la macchina del regime si è mossa con una rapidità impressionante per blindare il nuovo leader.

Tutte le istituzioni dello Stato e dell’apparato militare hanno diffuso messaggi pubblici di fedeltà.

Tra queste:

  • le Forze Armate
  • la polizia
  • i Basij
  • i pasdaran dei reparti missilistici, della marina e della fanteria

Le dichiarazioni sono quasi identiche: obbedienza totale alla nuova Guida e disponibilità al “supremo sacrificio”.

La promozione lampo ad ayatollah

In poche ore Mojtaba Khamenei è stato anche insignito del titolo di ayatollah, che fino al giorno prima non aveva ufficialmente.

Si tratta di una promozione lampo che serve a legittimare il nuovo capo della Repubblica islamica sia dal punto di vista religioso sia politico.

La successione, almeno formalmente, è quindi chiusa.

Le divisioni interne vengono congelate dalla guerra e chi mette in discussione la nuova guida rischia di essere trattato come un traditore.

Il “giuramento di fedeltà” digitale del regime

In Iran esiste una lunga tradizione di rituali di sottomissione al potere.

Ai tempi dello scià si parlava del Marasem-e-Salam, la cerimonia annuale in cui dignitari e funzionari si presentavano per rendere omaggio al sovrano.

Oggi quel rituale sembra essere tornato in forma digitale.

Generali, ministri e apparati del regime pubblicano dichiarazioni di fedeltà sui social e sulle piattaforme ufficiali.

È una sorta di bacio della pantofola online: tutti in fila a giurare lealtà al nuovo leader, anche se nessuno lo ha ancora visto.