Il Munich Security Index 2026, pubblicato insieme al Munich Security Report e presentato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco in questi giorni, offre una fotografia precisa delle paure globali. Tra i numeri emerge un dato che colpisce più degli altri. In molti Paesi, gli Stati Uniti non vengono più visti soprattutto come un fattore di stabilità. Al contrario, una parte crescente dell’opinione pubblica li percepisce come un rischio per l’equilibrio internazionale. È un cambio di prospettiva importante, perché per decenni Washington ha rappresentato il perno dell’ordine globale occidentale.
Da pilastro dell’ordine a fonte di incertezza
Per molto tempo, gli Stati Uniti hanno incarnato il ruolo di garante delle regole. Hanno guidato alleanze, sostenuto istituzioni internazionali e difeso un sistema basato su accordi condivisi. Oggi, però, secondo l’indice, questa immagine si è incrinata. Molti osservatori vedono una politica estera più imprevedibile e più concentrata sugli interessi immediati. Di conseguenza, cresce la sensazione che anche le scelte americane possano contribuire all’instabilità invece di ridurla. Questo non significa che gli USA siano diventati un avversario per tutti, ma indica che la fiducia automatica nel loro ruolo guida non esiste più come prima.
Perché la percezione conta quanto la realtà
Nella politica internazionale, la percezione pesa quasi quanto i fatti. Se un Paese viene visto come imprevedibile, anche i suoi alleati iniziano a comportarsi in modo diverso. Il Munich Security Index mostra proprio questo cambiamento di clima. In molte aree del mondo cresce il timore che le decisioni di Washington possano produrre effetti a catena difficili da controllare. Quindi, anche quando l’obiettivo dichiarato è rafforzare la sicurezza, il risultato può essere l’opposto: più incertezza, più cautela tra i partner e meno coordinamento nelle crisi.
Le conseguenze per l’Europa e per le alleanze
Questo nuovo sguardo sugli Stati Uniti ha un impatto diretto anche sull’Europa e sulla NATO. Se l’alleato principale appare meno prevedibile, i Paesi europei iniziano a chiedersi quanto possano contare davvero su un sostegno stabile nel tempo. Di conseguenza, cresce il dibattito sulla necessità di rafforzare una autonomia strategica europea. Non per rompere le alleanze, ma per ridurre la dipendenza da decisioni che potrebbero cambiare rapidamente con il mutare del clima politico a Washington.
Un mondo più fragile senza un garante credibile
Il Munich Security Index 2026 suggerisce un punto chiave: un ordine internazionale senza un garante credibile diventa più fragile. Quando nessuno appare disposto o capace di difendere le regole comuni, ogni attore tende a muoversi in modo più egoista. Questo aumenta la competizione, riduce la cooperazione e rende più difficili anche le soluzioni diplomatiche. In pratica, il sistema diventa più instabile non solo per quello che fanno le grandi potenze, ma per come gli altri reagiscono alle loro mosse.
Il nodo politico che gli USA devono sciogliere
Il messaggio che emerge dai dati è chiaro. Gli Stati Uniti restano una potenza centrale, ma devono fare i conti con una crisi di fiducia. Per recuperare credibilità, non basta il peso militare o economico. Serve una linea più coerente e più leggibile per partner e alleati. Altrimenti, il rischio è che la percezione di incertezza continui a crescere e che il ruolo di Washington nel mondo venga visto sempre meno come una garanzia e sempre più come una variabile difficile da prevedere.







