Nucleare iraniano, l’intesa prende forma tra minacce e bozze segrete

Sono iniziati a Ginevra i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti, con la mediazione dell’Oman, sul controverso programma nucleare della Repubblica Islamica. Dopo mesi di tensioni e segnali contrastanti, le due parti tornano a sedersi, anche se a distanza, per provare a costruire un percorso negoziale. Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, Teheran e Washington avrebbero già “raggiunto un’intesa sui principi fondamentali”. Una formula prudente, ma politicamente significativa, perché segnala un primo terreno comune dopo l’ultimo round di contatti.

“Buoni sviluppi” e lavoro sulle bozze di accordo

Araghchi ha parlato di “buoni sviluppi rispetto all’ultimo round” di colloqui. Ora, ha spiegato, entrambe le parti lavoreranno su possibili documenti di accordo. Il prossimo passo sarà lo scambio delle bozze, per poi fissare una nuova data per il terzo round di negoziati. Al momento, però, non c’è ancora un calendario. Il nuovo incontro, infatti, viene subordinato proprio all’elaborazione di un testo condiviso e allo scambio dei documenti tra le parti. Il percorso resta quindi aperto, ma ancora legato a passaggi tecnici e politici delicati.

L’avvertimento di Trump prima del negoziato

Poche ore prima dell’avvio dei colloqui, Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento a Teheran. Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, il tycoon ha detto che sarà coinvolto “indirettamente” nei colloqui e ha sottolineato l’importanza del negoziato. “Non penso vogliano subire le conseguenze di un mancato accordo”, ha affermato, aggiungendo che, a suo giudizio, gli iraniani “vogliono un accordo”. Le sue parole mettono in chiaro che, accanto al tavolo diplomatico, resta sullo sfondo anche la pressione politica.

Il nodo delle sanzioni per Teheran

Dal lato iraniano, alcune fonti hanno ribadito che la revoca completa delle sanzioni è parte integrante di qualsiasi processo diplomatico. Non è un dettaglio secondario, perché per Teheran la questione economica resta centrale quanto quella nucleare. Proprio per questo, la presenza di esperti economici e tecnici nel ciclo di colloqui viene letta come un segnale concreto della volontà di affrontare anche gli aspetti pratici di un eventuale accordo, oltre alle dichiarazioni politiche.

Un negoziato ancora fragile

Il quadro che emerge da Ginevra è quello di un negoziato che ha ripreso fiato, ma che resta fragile. Da una parte, l’Iran parla di principi condivisi e di passi avanti. Dall’altra, gli Stati Uniti mantengono una linea di pressione, ricordando che un mancato accordo avrebbe conseguenze. Nei prossimi giorni, il lavoro sulle bozze dirà se questo primo spiraglio potrà trasformarsi in un vero percorso di intesa. Per ora, il dialogo è ripartito. E, in una partita come questa, non è un dettaglio da poco.