Talpa di Mosca in Europa? Un ministro dell’Ungheria di Orban informava i russi durante i vertici europei dell’UE

Talpa di Mosca in Europa? Prima le smentite, poi l’ammissione. E adesso lo scontro aperto dentro l’Unione europea. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, fedelissimo di Viktor Orban, ha confermato di aver mantenuto contatti con la Russia anche durante i vertici Ue, trasformando quelle che erano state liquidate come “fake news” in un caso politico vero.

Lo ha fatto senza giri di parole, durante un evento elettorale a Keszthely, difendendo la propria condotta come parte integrante del ruolo diplomatico. Non solo Mosca, ha spiegato, ma anche interlocutori americani, turchi, israeliani e serbi. Un’attività che, secondo Budapest, rientra nella normalità delle relazioni internazionali. Ma che, nel contesto attuale, assume tutt’altro peso.

I contatti con Mosca e la linea di Budapest

La posizione ungherese è chiara e, per certi versi, provocatoria. Le decisioni dell’Unione su energia, industria e sicurezza – sostiene Szijjarto – hanno effetti diretti sui rapporti con attori esterni. Per questo devono essere discusse anche con partner fuori dall’Europa, Russia compresa.

Una linea che rompe, di fatto, il fronte comune costruito dall’Ue dopo l’inizio del conflitto in Ucraina. E che riapre una frattura mai davvero sanata tra Budapest e il resto dell’Unione, già evidente su più dossier strategici.

Szijjarto prova anche a ridimensionare il caso, sostenendo che a livello ministeriale non si discutono informazioni riservate. “Tutti i ministri portano il telefono in sala riunioni, tranne me”, ha aggiunto, respingendo le accuse di violazione dei protocolli di sicurezza e definendo “pura follia” l’idea di regole più rigide.

Talpa di Mosca in Europa? La reazione della Polonia: “Che vergogna”

Ma le parole del ministro ungherese non restano senza conseguenze. Anzi, accendono immediatamente la reazione di Varsavia.

Il premier polacco Donald Tusk attacca frontalmente, accusando Budapest di aver informato Mosca su discussioni interne all’Unione. “Che vergogna”, scrive, mettendo nero su bianco quello che molti, fino a quel momento, avevano solo lasciato intendere.

Ancora più tagliente il commento del ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, che su X incalza direttamente Szijjarto con una domanda ironica ma pesante: “Quindi non si tratta di fake news, Peter?”. Un modo per sottolineare il cambio di versione e mettere in discussione la credibilità della linea ungherese.

Un nuovo fronte di tensione dentro l’Unione europea

Il caso Szijjarto non è solo un incidente diplomatico. È il sintomo di una frattura più profonda, che riguarda il ruolo stesso dei singoli Stati all’interno dell’Ue e il limite tra autonomia nazionale e lealtà al blocco.

Da una parte c’è Budapest, che rivendica il diritto di mantenere canali aperti con tutti gli interlocutori, inclusa la Russia. Dall’altra c’è una parte dell’Unione che vede in questi contatti un rischio diretto per la coesione e la sicurezza comune.

Il risultato è un equilibrio sempre più fragile. Perché se ogni Stato decide di muoversi su binari paralleli, soprattutto su dossier sensibili come quello energetico o militare, la linea comune rischia di trasformarsi in una semplice dichiarazione di principio.

Diplomazia o rottura della fiducia?

La difesa ungherese si fonda su un concetto classico: la diplomazia non si interrompe mai, nemmeno nei momenti di tensione. Ma il contesto attuale rende questa posizione molto più controversa.

Nel pieno di un conflitto che coinvolge direttamente gli equilibri europei, mantenere contatti con Mosca durante riunioni strategiche dell’Ue viene percepito da alcuni partner come un passo oltre il limite. Non tanto per il fatto in sé, quanto per il momento e per il modo in cui è stato gestito.

Ed è proprio qui che si gioca la partita. Non sulla legittimità teorica dei contatti, ma sulla fiducia tra alleati. Una fiducia che, dopo questa ammissione, appare più fragile che mai.