È il giorno di Donald Trump al World Economic Forum di Davos, con un intervento che ha mescolato geopolitica, toni provocatori e battute personali, davanti a una platea di leader mondiali e grandi protagonisti dell’economia globale.
Il presidente americano è arrivato in Svizzera con circa due ore di ritardo, a causa di un problema elettrico all’Air Force One, ma ha subito catturato l’attenzione della sala gremita. “È fantastico essere di nuovo nella splendida Davos e rivolgermi a tanti leader di aziende, a tanti amici e pochi nemici”, ha esordito, suscitando le risate del pubblico.
Nel suo discorso, Trump ha rivendicato i risultati del primo anno della nuova amministrazione, affermando di portare sulle Alpi svizzere “notizie davvero fenomenali dall’America”. Ma il passaggio più discusso è stato quello dedicato alla Groenlandia, tornata al centro della sua agenda internazionale.
“Solo gli Stati Uniti possono proteggere la Groenlandia”, ha dichiarato, spiegando di voler avviare “negoziati immediati per l’acquisizione dell’isola”. Un punto sul quale ha voluto chiarire: “Questa non è una minaccia alla Nato”. Trump ha insistito sul valore strategico del territorio, definendolo in modo volutamente provocatorio “un pezzo di ghiaccio per proteggere il mondo”.
“Avremmo potuto tenercelo in passato. Ora potete dire sì e ve ne saremmo grati. O potete dire no e ce ne ricorderemo”, ha aggiunto, collegando direttamente la questione groenlandese alla sicurezza occidentale: “Un’America forte e sicura significa una Nato sicura”. L’isola, secondo Trump, pur essendo fredda e scarsamente popolata, “può giocare un ruolo cruciale per la pace mondiale”.
Non sono mancate le frecciate personali. Parlando dei rapporti con la Francia, Trump ha raccontato una telefonata con il presidente Emmanuel Macron, ironizzando sul suo stile: “Ho ascoltato il suo bellissimo discorso ieri, con gli occhiali da sole, ha cercato di fare il duro”. Poi ha aggiunto, con tono ambiguo: “In realtà mi piace, anche se è difficile crederlo”.
Il presidente americano ha poi narrato un episodio legato ai prezzi dei farmaci, sostenendo di aver convinto Macron “in tre minuti” a modificarne la politica. “Gli ho detto che avrebbe dovuto aumentare i prezzi dei farmaci”, ha raccontato. Di fronte al rifiuto iniziale del presidente francese, Trump ha riferito di aver minacciato dazi del 25% o del 100% sui vini francesi, sostenendo che a quel punto Macron avrebbe cambiato posizione.
L’intervento di Trump a Davos ha confermato uno stile diretto e assertivo, capace di alternare annunci di politica internazionale, messaggi alla Nato e battute personali sui leader europei. Un discorso che ha riacceso il dibattito sulla Groenlandia e, più in generale, sul ruolo degli Stati Uniti negli equilibri globali, lasciando intendere che il confronto con alleati e partner sarà tutt’altro che privo di tensioni.







