Chatbot su WhatsApp: società che vorranno mantenerli dovranno pagare Meta

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La stretta sui bot di terze parti era stata annunciata per la prima volta a ottobre. Meta aveva motivato la decisione sostenendo che i propri sistemi non fossero progettati per gestire il traffico generato dalle risposte automatiche dei chatbot AI. Da allora, diverse aree geografiche, tra cui Unione Europea, Italia e Brasile, hanno avviato verifiche per possibili profili anticoncorrenziali.

Adesso arriva la conferma. Per le società italiane che vorranno mantenere il loro chatbot su WhatsApp, dal 16 febbraio dovranno pagare un costo a Meta per ogni risposta generata. Il prezzo si aggira intorno ai 0,0691 dollari, pari a 0,0572 euro per singolo messaggio AI.

La decisione arriva dopo la misura dell’Antitrust del 24 dicembre scorso: ha chiesto a Meta di sospendere nel nostro paese la politica restrittiva sulla chat per l’IA di terze parti, poi entrata in vigore globalmente il 15 gennaio.

All’inizio del mese, l’azienda aveva già inviato comunicazioni agli sviluppatori introducendo un’esenzione per i numeri di telefono italiani e consentendo ai chatbot AI di tornare operativi per questi utenti. In quella fase non era stato fatto alcun riferimento a possibili costi. Ora, invece, la monetizzazione diventa esplicita.

WhatsApp già oggi prevede tariffe per le aziende che utilizzano le Business API con messaggi predefiniti, i cosiddetti template, impiegati per casi d’uso come marketing, notifiche di servizio o autenticazione. È il canale attraverso cui arrivano, ad esempio, promemoria di pagamento o aggiornamenti sulle spedizioni. Le nuove tariffe si applicano però alle risposte dinamiche dei chatbot AI, quindi alle interazioni vere e proprie generate dall’intelligenza artificiale.

“Laddove siamo legalmente obbligati a fornire chatbot AI tramite l’Api aziendale di WhatsApp, stiamo introducendo prezzi per le aziende che scelgono di usare la nostra piattaforma per fornire tali servizi”, dichiara un portavoce di Meta.