L’intelligenza artificiale è ormai entrata a pieno nelle nostre vite: non è più riservata solo agli esperti o all’interno dei dispositivi senza che neanche ce ne accorgiamo, ma è a portata di tutti, possiamo usarla attivamente sui nostri computer e smartphone, nelle attività private e lavorative. Il 2025 è stato l’anno che ne ha certificato l’impatto per la società e i cittadini, tant’è che la rivista statunitense Time ha dedicato proprio all’IA e ai suoi “architetti” la tradizionale copertina di “Persona dell’anno”, per l’influenza che sta avendo sulle nostre vite “nel bene e nel male”.
A confermare questa avanzata, tra luci e ombre, è la nostra indagine: ci siamo chiesti quanto è percepita l’IA nei vari aspetti della propria vita, cosa è cambiato rispetto al passato e quanto viene usata oggi; ai 2mila italiani che hanno risposto abbiamo chiesto inoltre quale impatto sta avendo l’IA sulla loro vita, quanta fiducia nutrono nel modo in cui viene usata e nelle conseguenze future (indagine svolta a settembre 2025 tramite questionario online inviato a un campione rappresentativo degli utenti internet di 18-74 anni; è stata condotta anche in altri nove Paesi europei nell’ambito del progetto CEP, un’iniziativa lanciata da Euroconsumers e Google per aiutare i consumatori a comprendere meglio i propri diritti e a fare scelte consapevoli nel mondo digitale).
Ne emerge una relazione che cresce, sia nel percepito che negli utilizzi, con picchi di entusiasmo (talvolta in calo), ma pure difficoltà e diffidenze; e con un evidente divario di competenze tra i cittadini.
Quanto si percepisce la presenza dell’IA
L’IA può essere utilizzata in vari ambiti, dai più ampi e meno visibili ai nostri occhi – industriale, medico, scientifico, finanziario ecc. – a quelli più palesi e vicini a noi: in poco tempo può dare risposte sintetiche alla ricerca di informazioni anche complesse, può aiutare a creare un testo, un’immagine, un video, aiutare a costruire un itinerario di viaggio oppure a studiare, simulando l’interrogazione di un professore ecc.
In tutti questi ambiti quotidiani – si nota dai grafici più avanti – cresce la percezione della presenza dell’IA rispetto al 2024, in primis nel mondo dell’informazione e dei media: tre persone su quattro (75%) ritengono che sia abbastanza o molto presente, il 6% in più del 2024. Non soprende, data la diffusione di strumenti come AI overview, ChatGpt, Gemini e simili usati proprio per la ricerca di informazioni e la produzione di contenuti come testi, immagini e video. Ma gli ambiti in cui questa presenza si sente forte sono anche altri: dagli acquisti dei prodotti, alla cultura e intrattenimento, fino alla formazione e istruzione che – insieme a salute, benessere, sport e comunicazione – hanno visto il balzo maggiore rispetto al 2024 nel percepito, cioè +7%.
Le competenze che mancano
Benché sia tanta e in aumento la consapevolezza rispetto alla presenza dell’IA, d’altro canto mancano ancora competenze: solo il 33% degli italiani (contro il 40% della media dei 10 Paesi europei dell’indagine) si sente qualificato e in grado di usare gran parte di questi servizi, un dato basso, anche se un po’ in crescita (+5%) rispetto al 2024.
I meno attrezzati sono gli over 60 non professionalmente attivi: il divario si registra soprattutto tra loro (solo il 19% si sente di avere le capacità necessarie) e gli under 27 (con il 56% dei 18-26enni che si sente sufficientemente qualificato).
Quanto si usa l’IA generativa: + 20% in un anno
L’intelligenza artificiale generativa è quella che permette di generare nuovi contenuti (testi, immagini, video, audio) in base alla richiesta dell’utente (prompt): per intenderci, è quella utilizzata da ChatGpt, Gemini, Claude, Perplexity ecc. Il 48% degli italiani la usa (ben il 20% in più rispetto al 2024), nel 14% dei casi spesso o ogni giorno.
Ma se l’utilizzo aumenta, si riduce invece la soddisfazione rispetto ai risultati: solo il 55% se ne dice contento, il 3% in meno del 2024. Probabilmente perché nel frattempo, superati i grandi e facili entusiasmi e le inconsapevolezze iniziali, ci si è resi conto che quello che può dare l’IA non è “oro colato”; è importante sempre mantenere spirito critico e verificare le informazioni, usarla come supporto e facendo le richieste giuste, non come unica fonte di verità o di creatività. L’intelligenza artificiale può infatti avere “allucinazioni”, cioè dare risposte sbagliate e imprecise, accondiscendenti più che fondate.
Impatti positivi o negativi sulla vita quotidiana?
Abbiamo chiesto agli italiani che impatto ha avuto l’IA sulla loro vita: in generale vince ancora la risposta “nessuno” (53%), mentre solo il 34% vede benefici (il 6% in meno rispetto agli altri Paesi), come può essere ad esempio il risparmio di tempo.
L’impatto sulla qualità dell’informazione è il dato che più polarizza gli italiani, con una larga fetta (43%) che pensa che l’IA abbia un effetto positivo, ma un buon 26% che invece lo ritiene negativo, tra le allucinazioni e i deep fake (video, audio, e immagini false create per disinformare o anche truffare).
Sul lavoro, invece, la maggioranza (68%) non vede nessun impatto. Su questo fronte, infatti, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi Ue (18esima su 27) e le aziende stanno correndo parecchio: nel 2025 l’uso dell’IA è raddoppiato, passando al 16% (fonte: Imprese e Ict, Istat).
Benefici e rischi: le speranze, i timori e la fiducia nell’IA
“Nel bene e nel male”, scrive il Time incoronando l’IA persona dell’anno: questa tecnologia, infatti, può portare con sé benefici ma anche svantaggi, in base a come viene progettata e usata. Ecco alcuni esempi nei vari ambiti e quali sono le speranze e i timori degli italiani.
- Informazione: da un lato facilita e velocizza la ricerca e la produzione di contenuti come abbiamo visto, ma dall’altro in molti (66%) sono preoccupati dai rischi di manipolazione dell’opinione pubblica, per la più semplice diffusione di disinformazione.
- Personalizzazione: da un lato può permettere esperienze più personalizzate come consumatori (lo pensa il 46%): analizzando i dati e imparando dal comportamento degli utenti, può creare contenuti molto tagliati su misura e utili; ma d’altro canto c’è forte preoccupazione per la privacy (58%) e la sicurezza dei dati: l’IA non li può solo raccogliere in grandi quantità, da più fonti, ma li può analizzare, combinare e può trarre deduzioni che possono rivelare informazioni mai consciamente condivise, facendo previsioni su comportamenti futuri e prendendo decisioni che possono impattare sulle vite, anche con il rischio di discriminazioni basate su aspetti individuali (lo teme il 27%).
- Sostenibilità: da un lato l’IA può contribuire a creare un mondo più sostenibile (lo pensa il 35%), ottimizzando le risorse, ma dall’altro ha essa stessa un grande impatto ambientale per il consumo di energia dei data center.
- Lavoro: può creare nuove figure professionali (allenatori di IA, ingegneri dei prompt…), velocizzare attività ripetitive, meccaniche e faticose lasciando più tempo per quelle creative, complesse, riflessive o relazionali, in cui l’umano non può essere sostituito; ma d’altro canto che ne sarà dei lavoratori le cui mansioni verranno automatizzate? Come preparare milioni di lavoratori a un futuro che cambia così rapidamente? Il 45% crede che l’IA toglierà più posti di lavoro di quanti ne aggiungerà.
Tante domande restano aperte, tanti temi sono allo studio, alcune regolamentazioni a tutela dei diritti anche se lentamente rispetto ai velocissimi tempi di questa innovazione – sono arrivate (AI Act europeo e una recente legge anche in Italia) ma, come si nota dai dati in basso, i cittadini sono un po’ più preoccupati che speranzosi e solo poco più di un terzo ha fiducia nell’uso giusto e responsabile dell’IA da parte delle aziende e nei controlli delle autorità pubbliche.
In un contesto così ambivalente e di rapido cambiamento, formare, diffondere consapevolezza e competenze digitali, diventa sempre più importante, affinché nessuno resti indietro, si prevengano i rischi e, allo stesso tempo, si costruiscano benefici e reali opportunità di sviluppo per tutti.







