“L’Africa si sta lentamente dividendo in due parti, con una grande frattura che attraversa l’intero continente e che affonda le sue radici nella regione dell’Afar”. Sono queste le parole di Riccardo De Ritis – ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio appena pubblicato sul Journal of African Earth Sciences, dal titolo “A review of the 1968 Afar Magnetic Survey data and integration with vintage Red Sea and Gulf of Aden data”.
Questo nasce dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Università di Keele e la P&R Geological Consultants, e si basa su una rilettura innovativa di dati rimasti inutilizzati per oltre mezzo secolo.
Il ricercatore De Ritis spiega che: “Si tratta di un luogo unico al mondo in cui convergono tre grandi sistemi di rift, il Mar Rosso, il Golfo di Aden e il Rift dell’Africa Orientale, formando una delle aree geologicamente più attive e complesse del pianeta”.
Al centro di questo processo c’è la regione dell’Afar, oggi considerata il più attivo “laboratorio naturale” del pianeta. Qui si incontrano e si separano allo stesso tempo tre grandi placche tettoniche: l’Arabica, la Somala e la Nubiana.
I risultati ribaltano alcune teorie precedenti
Grazie alla digitalizzazione di rari dati aeromagnetici raccolti nel 1968, i ricercatori sono riusciti a ricostruire con maggiore precisione la sequenza temporale della frattura continentale. I risultati ribaltano alcune teorie precedenti: la divisione non è avvenuta in modo simultaneo.
Il processo è iniziato con la separazione tra Africa e Arabia lungo il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Solo in una fase successiva il Main Ethiopian Rift (MER) ha raggiunto la regione dell’Afar, completando il cosiddetto triangolo di rottura.
Le anomalie magnetiche analizzate rivelano un segnale molto chiaro: nella parte meridionale dell’Afar domina l’impronta del rift del Golfo di Aden, mentre manca quella del più giovane rift etiopico. “Questa doppia disposizione mette in evidenza le principali fratture geologiche che hanno guidato la separazione iniziale tra Africa e Arabia”, sottolinea De Ritis.






