Nuovo allarme degli scienziati: il pianeta terra vicino a punti di non ritorno

Pianeta Terra

La Terra si sta avvicinando a soglie climatiche oltre le quali potrebbe non essere più possibile tornare indietro. È l’allarme lanciato da un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista One Earth e rilanciato dal quotidiano britannico The Guardian. Secondo i ricercatori, alcuni dei sistemi naturali più importanti del pianeta sono molto più fragili di quanto stimato finora. Tra questi figurano la calotta glaciale della Groenlandia, quella dell’Antartide occidentale, il permafrost delle regioni artiche e la Foresta Amazzonica.

Cosa rischia di collassare

La preoccupazione riguarda i cosiddetti “tipping point”, ovvero punti critici oltre i quali un sistema ambientale cambia in modo irreversibile. Se la calotta della Groenlandia dovesse sciogliersi oltre una certa soglia, l’innalzamento dei mari diventerebbe inevitabile per secoli. Il collasso dell’Antartide occidentale potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. Il disgelo del permafrost libererebbe enormi quantità di metano e anidride carbonica, accelerando il riscaldamento globale. La Foresta Amazzonica, invece, rischia di perdere la capacità di assorbire CO₂ e trasformarsi da “polmone verde” a fonte di emissioni. Il punto centrale dello studio è che questi fenomeni non sono isolati: il cedimento di uno può innescare una reazione a catena sugli altri.

Lo scenario della “Terra serra”

Gli scienziati ipotizzano che, se diversi punti critici venissero superati, il pianeta potrebbe entrare in una fase definita “Terra serra”. In questo scenario le temperature medie globali si stabilizzerebbero fino a 5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali. Una differenza che può sembrare contenuta ma che, su scala climatica, significherebbe trasformazioni profonde: eventi estremi più frequenti, crisi alimentari, innalzamento dei mari e impatti gravi sugli ecosistemi e sulle società umane. Secondo i ricercatori, non è necessario che tutti i sistemi collassino: anche il superamento di alcune soglie potrebbe spingere il pianeta su una traiettoria irreversibile.

Politica e responsabilità

Il problema, avvertono gli esperti, è che governi e opinione pubblica non sembrano pienamente consapevoli della portata del rischio. Gli impegni climatici attuali, spiegano, non sarebbero sufficienti a evitare gli scenari peggiori. A rendere la situazione ancora più complessa è il tema dell’ingiustizia climatica: le popolazioni che contribuiscono meno alle emissioni globali sono spesso le prime a subire gli effetti più gravi del riscaldamento. Nel frattempo, il potere economico resta concentrato in poche mani. Secondo alcuni analisti, l’influenza delle grandi corporazioni legate ai combustibili fossili rende difficile anche ai governi più determinati imporre una transizione energetica rapida e profonda. Il messaggio dello studio non è che il punto di non ritorno sia già stato superato, ma che la finestra per evitarlo si sta restringendo. Le decisioni prese nei prossimi anni saranno decisive per capire quale direzione prenderà il clima del pianeta.