Berlusconi sotto attacco, Forza Italia balbetta: solo cinque difese, Tajani sparito. E Meloni dov’è?

Bandiera di Forza Italia

Per ore, dopo l’ultima puntata di Falsissimo, le accuse e le insinuazioni di Fabrizio Corona contro Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi restano sospese in una sorta di vuoto politico. Un vuoto rumoroso, considerata la gravità delle affermazioni, prive – come viene sottolineato da più parti – di qualunque riscontro probatorio. Eppure, nella galassia di Forza Italia, il partito che più di ogni altro dovrebbe sentirsi chiamato in causa, la reazione tarda ad arrivare.

A rompere il silenzio non è la politica, ma l’azienda. Solo dopo il comunicato stampa diffuso da Mediaset contro Corona, arrivano le prime prese di posizione ufficiali. E sono poche. Appena cinque. Tutte interne a Forza Italia. Nessuna dalla Lega, nessuna da Fratelli d’Italia. E, soprattutto, nessuna dal segretario azzurro Antonio Tajani.

Il primo a esporsi è Paolo Barelli, presidente dei deputati di Forza Italia, che parla apertamente di un limite superato: «Libertà di stampa non significa libertà di diffamare e libertà di diffondere infamanti informazioni. Ciò che è stato diffuso è grave perché verte a minare l’immagine di un’azienda, manager e persone protagoniste di successi imprenditoriali e mediatici riconosciuti da tutti». Barelli denuncia «pettegolezzi volgari» e «congetture pruriginose» da «combattere e arginare», ribadendo che la libertà di parola «è sacra ma solo entro la cornice di correttezza e di trasparenza nel pieno rispetto degli altri».

Segue Maurizio Gasparri, capogruppo azzurro al Senato, che lega direttamente il caso Corona a un principio costituzionale: «La libertà di espressione non può trasformarsi in aggressione alla reputazione di altri. Non esiste un diritto alla diffamazione. La critica è legittima, il fango no». Gasparri esprime «piena solidarietà al Gruppo Mediaset» e chiama in causa anche le piattaforme digitali, invitandole ad «assumersi la responsabilità di ciò che ospitano».

Sulla stessa linea si colloca Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia, che parla esplicitamente di «diritto al fango» negandone l’esistenza. «La democrazia vive di confronto – afferma – ma si indebolisce quando la parola diventa un’arma per diffondere falsità o accuse infamanti». Anche Nevi richiama la responsabilità delle piattaforme e la necessità di non trasformare «l’odio online e la delegittimazione» in un modello di business.

Arriva poi la nota di Matteo Perego di Cremnago, responsabile del dipartimento Difesa di Forza Italia, che definisce quello di Corona «uno squallido attacco» alla famiglia Berlusconi e a Mediaset: «Diffamare per fare spettacolo, audience e ricavarne magari profitti è un volgare attentato alla libertà di stampa». Una libertà che, sottolinea Perego, «mai deve ledere il rispetto della verità e della persona».

Il quinto intervento è quello di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, figura spesso indicata come uno dei riferimenti politici più vicini a Marina Berlusconi. Occhiuto parla di «attacchi che nulla hanno a che vedere con il legittimo esercizio della libertà di espressione» e ribadisce che «oltre questo limite non c’è informazione, ma violazione della legge e lesione della dignità delle persone». Parole nette, che però arrivano anche queste a valle del comunicato Mediaset, non in risposta immediata alle accuse di Corona.

Cinque voci, dunque. Cinque. In un partito che per storia, cultura e identità dovrebbe reagire come un corpo solo quando vengono colpiti i figli del fondatore e l’azienda simbolo. Il dato politico sta tutto qui: non tanto in ciò che è stato detto, ma in chi non ha parlato.

Colpisce, prima di tutto, il silenzio di Tajani. Nessuna nota, nessuna dichiarazione, nessuna presa di posizione pubblica del leader di Forza Italia e ministro degli Esteri. Un’assenza che pesa, soprattutto perché arriva mentre altri esponenti azzurri scelgono di esporsi mettendo la faccia su un tema scivoloso, che incrocia informazione, giustizia, libertà di espressione e reputazione.

Ma pesa anche l’assenza totale di reazioni da parte degli alleati di governo. Né la Lega né Fratelli d’Italia sentono il bisogno di esprimere solidarietà a Marina e Pier Silvio Berlusconi, nonostante gli attacchi abbiano colpito direttamente Mediaset, uno dei principali gruppi mediatici del Paese. Un silenzio trasversale che alimenta interrogativi sullo stato dei rapporti all’interno della maggioranza e, soprattutto, sul ruolo che oggi la famiglia Berlusconi occupa nello scacchiere politico.

La sensazione è che qualcosa, alla corte del Biscione, si stia muovendo. O forse si stia fermando. Il tempo in cui la difesa della famiglia Berlusconi era automatica, istintiva, quasi obbligata per l’intero centrodestra sembra lontano. Oggi la solidarietà arriva con il contagocce, mediata, tardiva, e solo dopo che l’azienda decide di parlare.

Nel frattempo, anche le istituzioni dell’informazione prendono posizione. Ordine dei giornalisti e Fnsi intervengono ricordando che «non esiste un diritto a diffamare» e che il richiamo al diritto di cronaca, evocato da Corona, è «stonato», perché Falsissimo non è una testata registrata e Corona non è un giornalista. Un passaggio che riporta la vicenda sul piano giuridico e che rafforza la linea scelta da Mediaset.

Resta però la domanda politica, quella che circola sottotraccia: perché così pochi? E perché così tardi? In un momento in cui Marina e Pier Silvio Berlusconi finiscono nel mirino di accuse pesanti, il silenzio di molti e la prudenza di altri raccontano forse più delle dichiarazioni ufficiali. Raccontano un partito che non reagisce più d’istinto, una maggioranza che prende le distanze, e una famiglia che, pur restando centrale sul piano economico e mediatico, non è più automaticamente protetta sul piano politico.

Ed è proprio questo, forse, il segnale più forte lasciato dall’ultima puntata di Falsissimo. Non le parole di Corona, ma il vuoto che si è aperto attorno a chi quelle parole le ha subite.