Blocco navale, stretta su asilo e rimpatri: il governo alza il muro sui confini. Ma restano le vecchie incognite

Il Consiglio dei ministri sceglie la linea dura e mette nero su bianco una riforma organica dell’immigrazione e della protezione internazionale. Su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che punta a rafforzare il contrasto all’immigrazione illegale, irrigidire le regole sull’asilo e allineare l’ordinamento italiano al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Dopo il consiglio dei ministri di mercoledì, il governo è intenzionato a chiedere alle Camere una calendarizzazione rapida del testo.

Il provvedimento di fatto dà una delega ampia al governo per adottare, entro sei mesi, i decreti legislativi necessari a recepire le direttive UE e ad adeguarsi ai nuovi regolamenti europei. L’obiettivo dichiarato è una gestione più “rigorosa” dei flussi e un potenziamento degli strumenti di controllo e rimpatrio. Il capitolo politicamente più sensibile è quello che riguarda il contrasto all’immigrazione illegale e quello che il governo definisce, di fatto, un rafforzamento della strategia di difesa dei confini. In attuazione del Regolamento UE 2024/1359, il testo introduce procedure specifiche per la gestione delle crisi e degli afflussi massicci e “strumentalizzati” di migranti.

Tra le novità c’è la possibilità di interdire l’attraversamento delle acque territoriali a navi quando si configurino minacce gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. È qui che prende forma, sul piano normativo, l’idea di un “blocco navale” declinato come strumento di prevenzione e sicurezza. Accanto a questo, il disegno di legge mette mano alla disciplina del trattenimento, regolando in modo più puntuale le modalità con cui lo straniero può essere trattenuto durante l’esame della domanda di protezione. Si rafforza anche l’espulsione giudiziale, ampliando i casi in cui il giudice può disporre l’allontanamento con la sentenza di condanna e prevedendo una procedura accelerata per l’esecuzione delle espulsioni degli stranieri detenuti.

Sul fronte del controllo dei confini, viene istituito un sistema di sorveglianza integrata per agire in modo preventivo sulle rotte migratorie, con un rafforzamento della cooperazione con le agenzie europee, in particolare Frontex, per il controllo dei confini marittimi e terrestri. Arriva anche una procedura di rimpatrio alla frontiera, che si svolgerà direttamente nei valichi o nelle zone di transito e consentirà l’allontanamento immediato dei soggetti provenienti da Paesi sicuri o con domande manifestamente infondate.

Il testo interviene poi su un altro terreno delicato: protezione complementare e ricongiungimenti familiari. L’obiettivo dichiarato è evitare usi strumentali delle norme sui legami familiari. Per la protezione complementare vengono definite in modo più stringente le condizioni che dimostrano l’esistenza effettiva di vincoli familiari e di integrazione sociale, tenendo conto della natura dei legami, della durata del soggiorno e dei rapporti con il Paese d’origine. Viene escluso il rilascio del titolo in presenza di condanne per reati che indicano pericolosità sociale. Sui ricongiungimenti familiari, la delega al governo fissa criteri più rigidi per identificare i familiari aventi diritto, con l’obiettivo di limitare gli abusi e riservare i benefici a chi si trovi in condizioni di reale vulnerabilità.

Non manca una revisione del Testo unico sull’immigrazione per correggere alcune criticità del sistema attuale. Le misure di accoglienza vengono condizionate all’effettiva permanenza del richiedente nel centro assegnato. La violazione delle regole di convivenza o la disponibilità di mezzi economici sufficienti potranno comportare la revoca immediata dell’accoglienza o l’obbligo di restituire i costi sostenuti dallo Stato. Sul piano dei controlli, si inaspriscono le sanzioni per l’inosservanza degli ordini di allontanamento e si potenziano i poteri della polizia giudiziaria per l’identificazione di chi occulta identità o nazionalità.

Il segnale politico è chiaro: l’esecutivo sceglie una stretta complessiva su ingressi, accoglienza e permanenza sul territorio, puntando su prevenzione alle frontiere, procedure più rapide e regole più severe. Il “blocco navale”, nella forma giuridica dell’interdizione delle acque territoriali in caso di minaccia, diventa uno dei simboli di questa strategia. Resta ora il passaggio parlamentare, dove il provvedimento promette di aprire un confronto acceso su sicurezza, diritti e gestione dei flussi migratori. E poi resta la parte forse più difficile: l’applicazioone sul campo dei nuovi decreti.