Carlo Nordio non arretra di un millimetro. Dopo le reazioni alle sue dichiarazioni sulle degenerazioni correntizie della magistratura, il ministro della Giustizia risponde parlando di “indignazione scomposta”. Secondo il guardasigilli, le critiche ricevute non tengono conto di un punto centrale: lui non avrebbe fatto altro che richiamare parole già pronunciate da altri magistrati, e non certo da figure vicine al governo. Nordio spiega che le sue affermazioni riprendono dichiarazioni di Nino Di Matteo, riportate nel 2019 da testate come il Fatto Quotidiano. Fonti, sottolinea il ministro, che non possono essere considerate “amiche” dell’attuale maggioranza.
Il riferimento a Nino Di Matteo
Nel suo intervento, Nordio cita proprio Di Matteo, magistrato spesso indicato come punto di riferimento da una parte della sinistra. Secondo quanto ricordato dal ministro, Di Matteo parlò all’epoca di “mentalità e metodo mafioso” riferendosi a certe dinamiche interne alla magistratura. Un’espressione durissima, che oggi torna al centro del dibattito politico. Nordio rivendica quindi di non aver fatto altro che riprendere un giudizio già espresso da chi, per storia e collocazione, non può essere accusato di ostilità verso la magistratura in quanto tale.
“Non sono stato il primo a dirlo”
Il punto politico della replica è chiaro. Il ministro sostiene che non si può fingere sorpresa oggi davanti a critiche che circolano da anni, anche all’interno dello stesso mondo giudiziario. Anzi, ricorda che altri esponenti del cosiddetto “partito del No” si sarebbero espressi in passato in modo persino più duro. Per questo Nordio annuncia che verrà pubblicato un elenco di dichiarazioni simili, pronunciate nel tempo da diversi protagonisti del dibattito giudiziario. L’obiettivo è dimostrare che il tema delle correnti e delle loro degenerazioni non nasce oggi e non nasce con questo governo.
Il nodo politico delle correnti nel CSM
La questione delle correnti nel CSM resta uno dei nervi scoperti del rapporto tra politica e magistratura. Da anni si discute del peso delle appartenenze associative nelle carriere e nelle nomine. Nordio, con le sue parole, ha riacceso uno scontro che in realtà non si è mai davvero spento. Da una parte c’è chi vede nelle sue dichiarazioni un attacco all’autonomia della magistratura. Dall’altra, il ministro ribadisce che si tratta di una critica a un sistema di potere interno, non all’istituzione in sé.







