Claudia Conte contro Maria Rosaria Boccia: l’attaccava per la sua storia con Sangiuliano e ora finisce nello stesso tritacarne con Piantedosi

Claudia Conte

Claudia Conte contro Maria Rosaria Boccia. Che faccia tosta! Perché il problema, stavolta, non è solo il gossip della giornalista con Matteo Piantedosi. Il vero problema è il filmato che riemerge, le frasi che tornano indietro come un boomerang e quel tono severo, quasi moralista, con cui la stessa Conte commentava mesi fa il caso che travolse Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia. Allora parlava da osservatrice indignata. Oggi, improvvisamente, si ritrova dall’altra parte del vetro, dentro lo stesso tritacarne mediatico che aveva alimentato con giudizi durissimi.

Quando il caso Boccia esplose e il nome dell’imprenditrice campana finì ovunque per la relazione con l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, Claudia Conte non usò mezzi termini. A Coffee Break su La7 disse: «La vicenda Boccia svilisce tutte le donne». E poi affondò ancora di più: «Il pregiudizio delle donne aumenterà con questa vicenda, perché è sempre lo stereotipo della giovane donna pronta a tutto che per emergere fa qualsiasi cosa». Non solo. Da giovane donna, spiegò, «mi dispiace che per avere successo, è stata pronta a tutto, anche al ricatto». Parole pesanti, pesantissime, che oggi suonano come una sentenza emessa con troppa fretta e con una sicurezza che adesso si ritorce contro chi l’aveva pronunciata.

Le parole contro Boccia che oggi pesano come macigni

Il punto non è stabilire se le due storie siano identiche. Non lo sono. Il punto è un altro: Claudia Conte aveva scelto di collocarsi sul piano del giudizio pubblico, entrando a gamba tesa in una vicenda privata con riflessi politici. Aveva tracciato una linea etica chiarissima e aveva pure individuato la colpa di Sangiuliano: «Non doveva unire le vicende private con incarichi pubblici». Anzi, rincarava: «Dovrà dimostrare che nessun fondo dello Stato è stato utilizzato per lei». E come se non bastasse aggiungeva: «Pare che abbia fatto più opposizione la Boccia, perché far cadere un ministro è qualcosa di grave».

Rilette oggi, con il nome di Conte finito nelle cronache per il presunto legame con Piantedosi, quelle frasi fanno un rumore enorme. Perché l’impressione è che la severità valesse moltissimo quando a essere esposta era un’altra donna, mentre ora il terreno diventa improvvisamente più scivoloso, più delicato, più sfumato. E no, il dettaglio non è secondario.

Il caso Piantedosi trasforma il moralismo in boomerang

Nelle ultime ore è emersa la notizia del presunto rapporto tra Claudia Conte e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ed è proprio questo a rendere il corto circuito quasi perfetto. Anche perché Conte, nel frattempo, è stata nominata consulente della Commissione parlamentare sulla sicurezza nelle città, organismo di Montecitorio che si interfaccia direttamente con il Viminale. Tradotto: il confine tra piano personale, visibilità pubblica e ruolo istituzionale diventa ancora più delicato. Ed è esattamente il terreno sul quale lei stessa aveva scelto di colpire Sangiuliano.

Qui il problema non è il privato in sé. Il problema è il doppio standard. Se sei tu a commentare una relazione altrui, caricandola di implicazioni morali, politiche e perfino simboliche sul ruolo delle donne, devi sapere che il conto prima o poi può tornare indietro. E quando torna, di solito, presenta interessi salatissimi.

Claudia Conte contro Maria Rosaria Boccia

A rendere il quadro ancora più velenoso ci pensa Maria Rosaria Boccia, che al Fatto Quotidiano sceglie parole molto calibrate ma tutt’altro che tenere. Intanto ricostruisce il suo rapporto con Claudia Conte: «Ho avuto modo di conoscere Claudia Conte in occasione di un evento al Senato dedicato a un’azienda di calzature. Successivamente mi è capitato di incontrarla altre volte, tra i palazzi della politica romana e in diversi eventi pubblici, sia a Roma sia a Napoli». E aggiunge un dettaglio che pesa: «Fino all’agosto del 2024 mi seguiva sui social e mi ha scritto in più occasioni in privato per proporsi come moderatrice di alcuni miei eventi. Una disponibilità che, per mia scelta, non ho mai ritenuto di prendere in considerazione».

Già questo basterebbe a cambiare il colore della scena. Ma Boccia va oltre e, senza bisogno di alzare i toni, piazza il colpo più elegante e più feroce: «Trovo poco elegante che questioni personali vengano affidate a interviste pubbliche, soprattutto quando una delle persone coinvolte ricopre un ruolo istituzionale». Una frase che sembra scolpita apposta per restituire a Conte il peso delle sue vecchie esternazioni televisive.

Poi arriva il passaggio più politicamente esplosivo. Boccia dice: «Se si ritiene che esista un tema pubblico, credo sia più corretto rivolgere le domande direttamente al Ministro Piantedosi e, semmai, al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che più volte ha richiamato nel dibattito politico il valore di principi come “Dio, patria e famiglia”». E ancora: «Auspico però la stessa prudenza da parte di chi, in passato, ha commentato la mia vicenda senza conoscerne realmente i fatti». Traduzione: chi ieri pontificava, oggi farebbe bene a pesare ogni sillaba.

Il vero nodo non è il gossip, ma l’ipocrisia

Alla fine il punto più interessante non è neppure la dinamica privata, che riguarda i protagonisti e semmai la politica. Il punto è l’ipocrisia che si svela quando il moralismo incontra il proprio riflesso. Maria Rosaria Boccia lo dice con una chiusa perfida ma lucidissima: «Qualcuno potrebbe legittimamente chiedersi se ci troviamo a poche ore dalle dimissioni del Ministro Piantedosi e dalla conseguente rinuncia agli incarichi pubblici da parte di Claudia Conte».

Ed eccolo, il nodo vero. Perché quando il giudizio sugli altri è così netto, così spavaldo, così televisivamente impeccabile, poi non puoi stupirti se ti viene restituito identico, parola per parola, tono per tono. Claudia Conte aveva scelto di fare la maestrina severa sul caso Boccia. Oggi scopre che il banco dei giudici è molto comodo finché non ti ci ritrovi sopra, sotto la stessa luce cattiva, con le stesse domande addosso e con quel fastidioso dettaglio che rende tutto più urticante: il video delle tue frasi è ancora lì, placidamente esposto sul tuo sito, a ricordarti che certe lezioni impartite agli altri possono diventare, in un attimo, la tua condanna pubblica.

Dalle accuse in tv al boomerang perfetto

Se c’è una morale, ed è una morale molto italiana, è questa: in politica e nel sottobosco che le gira intorno nessuno resiste davvero alla tentazione di usare le disgrazie altrui come trampolino per darsi un tono. Poi però succede che la giostra gira, i nomi cambiano, i ruoli si invertono e chi distribuiva patenti di opportunismo si ritrova a dover spiegare il proprio posto nella scena. Non è ancora una sentenza, ma di sicuro è un contrappasso. E pure di quelli ben serviti.