Corona e Vannacci agitano i sondaggi: Futuro Nazionale al 2,9%, l’ipotesi “Falsissimo” al 4% spaventa destra e grillini

La politica italiana somiglia sempre più a un talent show permanente. Sul palco, questa settimana, salgono in coppia Fabrizio Corona e Roberto Vannacci. Il primo ancora senza partito ma già accreditato di un possibile 4% con il marchio “Falsissimo”. Il secondo con un simbolo vero, Futuro Nazionale, che nella prima settimana di sondaggi si attesta al 2,9%. Non è un terremoto, ma è un segnale. E soprattutto è un messaggio a destra: lo spazio per nuove sigle c’è, ma non è infinito.

La supermedia settimanale di Youtrend per Agi fotografa un esordio meno esplosivo di quanto qualcuno aveva immaginato per Vannacci. Il 2,9% è una base, non un’onda. E soprattutto “ruba” al centrodestra solo lo 0,9%. Una limatura più che un’emorragia. L’effetto collaterale, però, si vede subito: la Lega, partito che l’ex generale ha appena salutato, scende al 7,4% con un calo dello 0,7%. Un segnale politico chiaro, anche se non drammatico. Salvini perde terreno e, come spesso accade in questi casi, qualcuno ne approfitta.

Forza Italia sale al 9,1%, guadagna mezzo punto e stacca la Lega di quasi due punti. Un sorpasso che non è solo aritmetico, ma simbolico: nel campo della maggioranza, gli equilibri si stanno risistemando. Fratelli d’Italia, invece, resta il perno. Con il 29,7% e una flessione minima dello 0,2%, il partito di Giorgia Meloni si conferma primo partito nazionale. Nessuna scossa, nessun cedimento strutturale. La leadership della coalizione non è in discussione.

Il centrodestra nel suo complesso – Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati – si attesta al 47,1%. Un dato che, al momento, non lascia spazio a drammi esistenziali. Dall’altra parte, il cosiddetto campo largo si ferma al 44,4%. Il Partito democratico si mantiene intorno al 22,1% con un lieve calo dello 0,1%. Il Movimento 5 Stelle scende al 12% (-0,4), mentre Verdi e Sinistra arretrano al 6,3% (-0,2). Numeri che raccontano un’opposizione stabile ma senza slancio, e soprattutto senza la capacità di sfruttare eventuali fratture nella maggioranza.

Ed è qui che entra in scena l’elemento più imprevedibile: l’ipotesi di un partito “Falsissimo” firmato Fabrizio Corona. Secondo le prime simulazioni, che almeno per ora sono solo e semplici ipotesi che girano in rete, una lista guidata dall’ex fotografo potrebbe partire da un 4% secco. Non un’appendice folkloristica, ma una soglia che in Italia pesa. E, dettaglio non secondario, i voti arriverebbero soprattutto da M5S, Fratelli d’Italia e Lega. Oltre che dallo stesso Vannacci, che in questo scenario verrebbe ridimensionato fino all’1,5%. E una possibile alleanza dell’improbabile tridente pronosticato da Adinolfi con il Generale e il re dei Paparazzi potrebbe sfiorare il 5%. Fantapolitica? Forse, ma il fantasma di un nuovo movimento populista e di protesta agita parecchio le acque della politica.

Per ora è poco più di un gioco, non una lista depositata. Ma basta per far venire gli incubi a tanti. Perché un 4% “personale” in un sistema proporzionale significa potere contrattuale, significa seggi, significa potenziale ago della bilancia. E significa anche cannibalizzare l’area del voto di protesta, quello che si muove tra rabbia, disillusione e spettacolarizzazione permanente della politica.

Il debutto di Futuro Nazionale al 2,9% dimostra che la notorietà non basta a costruire un partito competitivo in poche settimane. Ma dimostra anche che un segmento di elettorato è pronto a spostarsi, a sperimentare, a seguire nuovi leader fuori dagli schemi tradizionali. Se Corona decidesse davvero di trasformare il suo brand mediatico in un simbolo elettorale, il campo si affollerebbe ulteriormente. E non sarebbe solo un problema per Salvini.

Per ora, però, non c’è partita. Il centrodestra resta avanti di quasi tre punti. Il centrosinistra arretra di qualche decimale ma non crolla. E le nuove sigle, tra generali e imprenditori del gossip, pesano più per il rumore che per la massa critica. La politica italiana continua a oscillare tra consolidamento e tentazione del nuovo. I numeri dicono stabilità. I nomi, invece, suggeriscono che la prossima campagna elettorale potrebbe assomigliare meno a un confronto tra programmi e più a una gara di personalità. E quando le percentuali si muovono su decimali, basta un volto in più sul manifesto per cambiare la geometria dei rapporti di forza.