Quando ti mollano i giornali di casa, ti restano i social. E se a destra ti dipingono come un disertore – non solo le testate del gruppo Angelucci – e nel centrodestra cresce la pressione per spegnere i riflettori anche nei talk più “sovranisti”, a Roberto Vannacci resta una strada sola per fare proseliti e tenere vivo il suo Futuro nazionale: pescare dove l’attenzione è ancora gratis e immediata. Gli influencer.
È qui che si inserisce Mario Adinolfi, che da giorni racconta un “tridente” capace di far discutere già solo a nominarlo: Adinolfi-Vannacci-Corona. Il fondatore del Popolo della Famiglia lo ripete, lo rilancia e lo mette pure in immagine: un manifesto pubblicato su Instagram con Vannacci e Fabrizio Corona, tutti in preghiera sotto un crocifisso, colomba-Spirito santo e bandiere americane sullo sfondo. Titolo a effetto: “Difensori della cristianità e dei valori morali”. Un’operazione di marketing politico-religioso che funziona per un motivo banale: crea rumore. E Vannacci, in questa fase, ha soprattutto bisogno di rumore.
Corona, peraltro, è un alleato difficile anche solo da immaginare come “secondo”. Ha ventilato una discesa in campo tramite Falsissimo, ma il personaggio – e il metodo – mal si prestano a stare sotto qualcuno. In questo schema, più che un’adesione, sembra un’evocazione utile a far salire la temperatura.
Poi c’è la pista “popolare”: Simone Ruzzi, in arte Cicalone, lo youtuber delle ronde anti-borseggio nella metro di Roma, molto coccolato a destra ma corteggiato sottotraccia anche dai Cinque Stelle. Al Foglio ha aperto: “Disponibile a collaborare”. Ma ha messo subito il prezzo politico della disponibilità: “Candidarmi? Mi servono garanzie”. Traduzione: ok l’attenzione, ma niente salto nel buio.
Intanto, però, Vannacci cerca truppe vere: parlamentari. Al momento l’unico ad associarsi formalmente al Futuro nazionale è Emanuele Pozzolo, il deputato espulso da Fratelli d’Italia, convinto che “Vannacci sarà il de Gaulle italiano”. Nel tam tam di Montecitorio, c’è chi sussurra un altro nome come possibile prossima sorpresa: Aboubakar Soumahoro. Per ora nessuna conferma: al telefono non risponde.
Il fronte più delicato resta la Lega. I deputati indicati come vicini al generale sarebbero tre, ma nessuno ha ancora ufficializzato l’addio. E infatti dai vertici è arrivato l’aut aut: decidete. Edoardo Ziello risponde con una frase che sembra un non-addio: “Perché dovrei lasciare il gruppo della Lega?”, salvo poi aggiungere, sibillino: “Del doman non v’è certezza”. Rossano Sasso è più esplicito: valuta l’uscita e il passaggio al gruppo misto, “a breve”, dopo un confronto con amici e famiglia. Conferma anche le chiamate con Salvini: “Ci siamo sentiti”. Domenico Furgiuele, invece, frena e si definisce “leghista”, mostrando la spilletta di Alberto da Giussano. Poi la battuta che fotografa l’umore del momento: “Non fate questo codazzo, sennò sembra davvero che sono una persona seria”. E come dargli torto.
In controluce, la fotografia è questa: un partito appena nato che cerca una scorciatoia verso la massa critica. Se i canali tradizionali si chiudono, restano i personaggi, i format, le adesioni rumorose. Ma il vero test, per Vannacci, non sarà il manifesto più virale: sarà quanti, dentro i palazzi, decideranno davvero di seguirlo quando smetterà di essere una notizia e diventerà un rischio.







