Forza Italia in Puglia, altro che semplice malumore interno. Almeno sul fronte pugliese, è partita una vera resa dei conti. A innescarla è una lunga lettera definita “riservata”, ma ormai tutt’altro che segreta, fatta recapitare a Marina Berlusconi e al vice capogruppo Giorgio Mulè. Un testo che fotografa una situazione esplosiva e che, soprattutto, mette nero su bianco una richiesta politica chiarissima: cambiare radicalmente la guida del partito in Puglia.
Nel mirino dei firmatari c’è Mauro D’Attis, coordinatore regionale e uomo considerato molto vicino ad Antonio Tajani. La sostanza della missiva, però, va oltre il semplice attacco personale. Quello che emerge è un atto d’accusa contro un intero modello di gestione, ritenuto incapace di intercettare consenso, trattenere classe dirigente e rilanciare il profilo liberale e garantista che per anni aveva rappresentato una delle bandiere storiche del berlusconismo.
La lettera a Marina Berlusconi accende la guerra interna
Il dato politico più interessante è che la lettera non arriva da avversari esterni o da rivali di altre forze politiche. Arriva da ex dirigenti ed ex simpatizzanti azzurri che si dicono pronti a tornare nel partito. Ma pongono condizioni precise. E la prima è la più pesante: il superamento dell’attuale gestione regionale.
Tradotto dal politichese alla lingua reale, significa una cosa sola: per rimettere in moto Forza Italia in Puglia, secondo i dissidenti, serve il commissariamento della struttura attuale e la fine della stagione guidata da D’Attis. Una richiesta che ha il sapore di una sfiducia politica piena, tanto più perché colpisce uno dei dirigenti più legati alla linea nazionale di Tajani.
La tempistica non è casuale. La lettera arriva all’indomani del risultato del referendum sulla giustizia in Puglia, tema fortemente identitario per il partito e storicamente legato alla figura di Silvio Berlusconi. Proprio per questo, il malcontento esploso adesso assume un peso ancora più simbolico: non si contesta solo un’organizzazione, ma anche il fallimento nel presidiare un terreno che per Forza Italia avrebbe dovuto essere naturale.
Forza Italia in Puglia: il partito tace, ma il silenzio pesa più delle parole
Per ora, dentro Forza Italia Puglia, nessuno si espone davvero. Ed è forse proprio questo il dato che più colpisce. I dirigenti interni scelgono il silenzio: non attaccano D’Attis apertamente, ma nemmeno lo difendono. Un vuoto rumoroso, che racconta meglio di mille dichiarazioni il clima che si respira.
L’unico a uscire allo scoperto in difesa del coordinatore regionale è stato Guido Viceconte, ex parlamentare ed ex coordinatore storico del partito. Per il resto, tutto si muove dietro le quinte. C’è chi invoca un partito più aperto, più inclusivo, più liberale. C’è chi preferisce lanciare segnali indiretti, come Luigi Lobuono, che dopo alcune dichiarazioni ha sentito il bisogno di pubblicare una foto con Tajani per chiarire il proprio posizionamento.
È il classico momento in cui tutti aspettano di capire da che parte tirerà il vento nazionale. E soprattutto cosa farà la famiglia Berlusconi, il cui peso simbolico e politico dentro Forza Italia resta decisivo anche oggi.
I dieci punti dell’atto d’accusa contro la gestione pugliese
La lettera, secondo quanto trapela, si articola in dieci punti e tocca tutti i nervi scoperti del partito regionale. Si parte dal crollo del consenso elettorale, si passa per le fragilità della leadership, si arriva al collasso organizzativo e alla perdita della classe dirigente.
Il dato numerico utilizzato dai dissidenti è semplice e spietato. Nel 2018 Forza Italia in Puglia viaggiava intorno al 20 per cento. Nel 2022 il partito è precipitato all’8 per cento. Un crollo che da solo basterebbe a spiegare la tensione. A questo si aggiunge il risultato regionale, giudicato insufficiente in una terra che per anni è stata considerata contendibile e favorevole al centrodestra.
Ma ciò che brucia di più, nella lettura critica dei firmatari, è il messaggio politico dato subito dopo quel risultato. Il conferimento di un incarico riconducibile all’area Tajani viene descritto come un premio immeritato, quasi una promozione stonata rispetto al verdetto delle urne. Ed è proprio questo passaggio ad aver generato, secondo i dissidenti, imbarazzo e spaesamento sia tra i dirigenti sia nella base.
Il vero nodo è il futuro del partito in Puglia
La lettera, però, non è soltanto una richiesta di teste. È anche un tentativo di intestarsi una proposta di rilancio. Chi la sostiene dice che esiste una disponibilità concreta al rientro di ex dirigenti e amministratori locali. E non solo: si registrerebbero persino aperture da parte di amministratori oggi collocati in Fratelli d’Italia, attratti dall’idea di tornare verso una linea più liberale e garantista.
Il punto, però, è che tutto questo resta subordinato a condizioni molto rigide. Superare l’attuale gestione. Aprire davvero il partito, non solo a parole. Valorizzare il merito. Costruire una nuova classe dirigente credibile. In assenza di questi passaggi, avvertono i firmatari, nessun processo di rientro potrà concretizzarsi.
Ed è qui che la vicenda smette di essere una semplice faida locale e diventa una questione nazionale. Perché tocca il rapporto tra la leadership di Tajani e i territori, misura la tenuta di Forza Italia dopo la stagione berlusconiana e soprattutto segnala quanto sia ancora irrisolta la battaglia sull’identità del partito.
Tajani osserva, ma la partita è appena cominciata
Sul piano politico, il bersaglio formale è D’Attis. Ma quello sostanziale è il metodo con cui Forza Italia sta provando a sopravvivere e a riorganizzarsi. Per questo la questione pugliese potrebbe diventare un test molto più ampio. Se la richiesta di azzeramento dovesse prendere forza, l’effetto non si fermerebbe a Bari o a Roma. Investirebbe direttamente l’equilibrio interno del partito.
Intanto, il documento continua a circolare tra Puglia e Capitale, alimentando voci, sospetti e conteggi sotterranei. È la fase in cui nessuno vuole muoversi per primo, ma tutti stanno già facendo i conti.
La sensazione è che il regolamento di conti sia appena iniziato. E che dietro la formula elegante della “relazione riservata” ci sia in realtà una dichiarazione di guerra politica vera e propria. Una guerra che Forza Italia in Puglia non può più permettersi di fingere che non esista.







