Francesca Pascale attacca Tajani: “Liberi Forza Italia dalla gabbia di vecchiume”, gelo dopo il referendum

Francesca Pascale

Francesca Pascale attacca Tajani: la sconfitta al referendum sulla giustizia continua a lasciare strascichi nel centrodestra e, soprattutto, dentro Forza Italia. A riaccendere il dibattito è Francesca Pascale, che in un intervento televisivo ha scelto parole tutt’altro che concilianti nei confronti della leadership del partito e del suo segretario Antonio Tajani.

«Tajani? Continui pure la sua carriera da ministro degli Esteri, che ha svolto bene, ma liberi Forza Italia da questa gabbia di vecchiume». Una frase netta, che fotografa una frattura non solo politica ma anche generazionale. Pascale non parla di età anagrafica, ma di visione. Di un partito che, secondo lei, fatica a rinnovarsi e a intercettare un elettorato sempre più distante.

Pascale contro Tajani: il nodo del rinnovamento in Forza Italia

L’intervento di Pascale arriva in un momento delicato. Il risultato del referendum ha aperto una riflessione interna al centrodestra, e in particolare dentro Forza Italia, dove il tema del futuro della leadership torna con forza.

Secondo Pascale, il passo indietro di Tajani alla guida del partito sarebbe non solo probabile, ma anche auspicabile. «Credo che andrà via», ha detto, lasciando intendere che il cambiamento potrebbe essere già in movimento. Ma la sua non è una bocciatura totale. Anzi, riconosce al ministro degli Esteri un ruolo istituzionale solido, arrivando persino a immaginarlo in prospettiva come possibile Presidente della Repubblica.

Il punto, però, resta politico. Per Pascale, Forza Italia ha bisogno di una nuova fase, di energie diverse, di un linguaggio capace di parlare a un’Italia che nel referendum ha dato un segnale chiaro.

Il colloquio con Marina Berlusconi dopo il voto

A rendere ancora più interessante il suo intervento è il riferimento diretto a un colloquio avuto con Marina Berlusconi subito dopo l’esito del referendum. Un confronto che, nelle parole di Pascale, restituisce il clima di quelle ore.

«Ho votato sì e ho lavorato con un comitato per il sì, ma ho trovato molta difficoltà anche tra chi votava Forza Italia», ha spiegato. Un passaggio che evidenzia una frattura interna all’elettorato del partito, non più compatto come in passato.

Quanto a Marina Berlusconi, Pascale racconta una reazione iniziale segnata dalla delusione. «Mi ha espresso una sensazione di sconfitta», ha detto. Una presa d’atto che però, secondo il suo racconto, si sarebbe trasformata rapidamente in un atteggiamento più reattivo. Nelle ore successive, sia Marina Berlusconi che Giorgia Meloni avrebbero iniziato a lavorare per rilanciare il progetto politico, anche attraverso un possibile cambio generazionale.

Referendum e centrodestra: una fase di transizione

Il voto sulla giustizia, al di là del risultato, sembra aver aperto una fase nuova. Non tanto per le conseguenze immediate, quanto per il dibattito che ha innescato. Forza Italia, in questo contesto, appare il partito più esposto alla necessità di ridefinire la propria identità.

Le parole di Pascale si inseriscono proprio qui. Non sono solo una critica personale, ma il segnale di un malessere più ampio. La richiesta di “nuova linfa” non riguarda soltanto i nomi, ma il modo stesso di stare dentro il centrodestra.

E quando dice «se potessi votare questo sogno lo farei con due mani», Pascale non parla solo di ambizioni individuali. Parla di una trasformazione che, a suo giudizio, non è più rinviabile.

Il punto ora è capire se quel cambiamento resterà un auspicio o diventerà una scelta concreta. Perché dopo il referendum, il vero nodo non è più il risultato. È quello che verrà dopo.